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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15722/2025 del 22/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso per Cassazione impugnava la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva riformato l'assoluzione del Tribunale di Foggia, dichiarando prescritto il reato ex art. 474 c.p. e condannando l'imputato per ricettazione. In Cassazione la difesa ha sollevato: 1) aspecificità dell'appello del Pubblico Ministero (violazione art. 581 e art. 606 c.p.p.); 2) vizio di motivazione e violazione di legge sulla qualificazione del falso e sulla necessità che il falso sia idoneo a creare confusione con l'originale; 3) vizio di motivazione sulla sussistenza della ricettazione e possibile assorbimento dei reati; 4) errore perché la Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione senza approfondire la sussistenza del reato; 5) vizio di motivazione circa l'elemento soggettivo della ricettazione (consapevolezza dell'origine delittuosa); 6) violazione per il non riconoscimento della causa di esclusione della punibilità nonostante il riconoscimento della tenuità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in relazione al primo motivo (aspecificità dell'appello proposto dal Sostituto Procuratore generale), assorbendo i restanti motivi. Ha ritenuto l'atto di impugnazione del Pubblico Ministero radicalmente privo del necessario confronto con la sentenza impugnata e carente nelle ragioni di fatto e di diritto. Per tale ragione l'impugnata sentenza della Corte d'appello di Bari è stata annullata senza rinvio; l'inammissibilità originaria dell'appello giustifica l'annullamento senza rinvio, con conseguente inefficacia dell'atto di appello e preservazione della pronuncia di primo grado (assoluzione) nella misura che risulti irrevocabile.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Invocato dalla difesa come riferimento per vizio di motivazione e violazione di legge nei motivi di ricorso; la Corte lo utilizza come norma di riferimento per valutare i motivi di Cassazione relativi a violazione di legge e motivazione.

  • art. 581 cod. proc. pen. (comma 1, lett. d)

    l'enunciazione dei motivi, con l'indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta

    La Corte interpreta la norma come obbligo stringente di specificità dell'atto di appello: l'appellante deve confrontarsi punto per punto con le ragioni di fatto e di diritto della sentenza impugnata. La mera elencazione di vizi o il semplice richiamo a precedenti giurisprudenziali non soddisfa il requisito.

  • art. 581, comma 1-bis cod. proc. pen. (menzionato)

    Richiamato come normativa che ha rafforzato il requisito di specificità degli atti di appello (applicabile solo ratione temporis in casi successivi); la Corte utilizza i principi sottesi per interpretare il requisito di specificità già prima dell'entrata in vigore formale.

  • art. 474 codice penale

    Norma richiamata in relazione al reato di messa in commercio di prodotti con marchi falsificati; la Corte osserva che la Corte d'appello aveva dichiarato la prescrizione di tale reato, ma il cassazionista ha deciso l'annullamento per vizi di ammissibilità dell'appello piuttosto che entrare nel merito.

  • art. 648, secondo comma, codice penale

    Norma relativa alla ricettazione (richiamata sia nel procedimento di merito che nell'appello). La Corte di Cassazione non è entrata nel merito della configurabilità del reato essendo stata decisa l'inammissibilità dell'appello che aveva determinato la condanna in appello.

  • art. 131-bis codice penale

    Riferita dalla difesa in relazione alla possibile esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte, assorbendo i motivi dopo aver accolto quello sull'ammissibilità, non ha adottato una decisione sostanziale su tale questione.

  • art. 240 codice penale (citato nell'appello)

    Richiamato nell'atto di impugnazione come presunta violazione di legge (omessa confisca), ma la Corte evidenzia la mancanza di argomentazione nella esposizione del motivo d'appello.

  • art. 125 cod. proc. pen. (citato nell'appello)

    Richiamato quale norma potenzialmente violata (motivazione illogica/contraddittoria), ma la Corte ha ritenuto che l'appello non avesse fornito la specificazione necessaria per valutare tali censure.

Massime di principio

  • Un atto di appello deve contenere l'enunciazione chiara dei motivi e l'indicazione puntuale delle ragioni di fatto e di diritto che sorreggono ogni censura: la mera elencazione di vizi o il richiamo generico a precedenti giurisprudenziali non è sufficiente.
  • L'aspecificità dell'impugnazione è un vizio di ammissibilità originario che può portare all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata: se l'appello è inammissibile, il grado superiore non può sostituirsi al difetto di specificità dell'appellante richiedendo adattamenti o integrando le ragioni mancanti.
  • Il requisito di specificità è particolarmente stringente quando l'appello proviene dall'ufficio del Pubblico Ministero: l'atto di appello del P.M. deve confrontarsi puntualmente con la motivazione di assoluzione o di sentenza sfavorevole alla pubblica accusa.
  • La Corte di Cassazione può limitarsi ad accertare un vizio formale di ammissibilità e assorbire i restanti motivi sostanziali; in tal caso non entra nel merito delle censure processuali o sostanziali.
  • In presenza di un'appello inammissibile per aspecificità, la restituzione del processo al grado inferiore è inutile: il giudizio di Cassazione può annullare senza rinvio e determinare l'irripetibilità dell'azione di impugnazione originaria.

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