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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50656/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Bologna che li aveva ritenuti colpevoli, in concorso, di tentata rapina aggravata, ricettazione e porto di armi. D'Anna deduceva violazione di legge in relazione all'art. 56, comma 3, c.p. invocando la desistenza volontaria, illogicità della motivazione sulla recidiva infraquinquennale e criticava il trattamento sanzionatorio ritenendolo eccessivo dato il mancato danno. Broccoli contestava l'identificazione (mancata compatibilità di indizi come abiti, scarpe e assenza di tracce genetiche), la mancata configurabilità della desistenza volontaria, la valutazione delle attenuanti generiche e l'aumento per continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto i motivi generici e reiterativi di doglianze già esaminate in appello e ha ribadito il divieto per la Corte di legittimità di riesaminare autonomamente le risultanze di fatto. Quanto alla desistenza volontaria, la Corte ha confermato che i giudici di merito hanno logicamente motivato l'insussistenza della desistenza: gli imputati avevano già posto in essere gli atti del tentativo e l'interruzione è avvenuta per il sopraggiungere e la fuga degli impiegati (circostanza esterna che rese concreto il rischio di cattura). Sulla prova indiziaria, è stato confermato che la Corte d'appello ha correttamente valutato singoli indizi e poi la loro compatibilità globale, motivando adeguatamente perché l'insieme fosse idoneo a fondare la condanna oltre ogni ragionevole dubbio. Anche le censure sul trattamento della pena e sugli aumenti per continuazione sono state ritenute infondate perché la Corte territoriale ha adeguatamente motivato le scelte; la questione sulla recidiva non poteva essere rimessa al giudice di legittimità ove non sollevata in appello.

Norme richiamate

  • art. 56, comma 3, codice penale

    La Corte richiama che la desistenza volontaria richiede che la mancata consumazione del reato dipenda dalla volontà autonoma dell'agente e non da circostanze esterne (es. resistenza o intervento di terzi); l'onere di prova di tale volontà grava su chi la deduce.

  • art. 99, comma 4, codice penale

    La Corte osserva che la doglianza sulla recidiva non era stata devoluta in appello; comunque la Corte d'appello ha motivato l'applicazione della recidiva aggravata correlando precedenti e fatti attuali per valutare una pericolosità accentuata.

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove: i ricorsi che chiedono una rivalutazione fattuale sono inammissibili se le doglianze sono reiterative e non evidenziano vizi logici della motivazione.
  • La desistenza volontaria (art. 56, comma 3 c.p.) è configurabile solo se la rinuncia alla consumazione dipende dalla volontà autonoma dell'agente; se l'interruzione è determinata da circostanze esterne che aumentano il rischio di cattura, la diminuente non si applica.
  • Nei reati di danno a forma libera la desistenza è possibile solo nella fase del tentativo incompiuto, prima che siano posti in essere gli atti che danno avvio al processo causale dell'evento; dopo tale soglia conta la condotta attiva che eventualmente scongiura l'evento (recesso attivo).
  • Nella prova indiziaria il giudice deve valutare singolarmente ogni indizio (certezza e valenza dimostrativa) e poi la loro compatibilità globale: la mancanza di un singolo elemento probatorio (es. tracce biologiche) non annulla automaticamente l'insieme indiziario quando la motivazione spiega la coerenza complessiva.
  • Questioni non sollevate nei gradi di merito non sono devolute alla Cassazione; l'omessa deduzione in appello impedisce la censura in sede di legittimità.
  • La determinazione della pena e gli aumenti per continuazione richiedono motivazione specifica in merito alla gravità e alla connessione tra reati satellite; se tale motivazione è presente e logica, il sindacato di legittimità è limitato.

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