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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00818/2026 del 09/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Parma che, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta di revoca di quattro delle cinque sentenze esecutive per presunto ne bis in idem e aveva riconosciuto la continuazione tra quattro sentenze. Il ricorrente deduce due motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione ex artt. 669 e 649 c.p.p., sostenendo che le singole false attestazioni per ottenere il gratuito patrocinio costituiscono lo stesso fatto storico (ne bis in idem); (2) vizio di motivazione per omessa valutazione di una quinta sentenza (n. 802/2017, irrevocabile il 25/09/2022) nella determinazione della continuazione e nel calcolo degli aumenti di pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso parzialmente fondato. Ha respinto il primo motivo ritenendo che le singole richieste di ammissione al gratuito patrocinio mediante false attestazioni costituiscano fatti storici distinti, quindi non ricorra il ne bis in idem. Ha invece accolto il secondo motivo perché l'ordinanza non aveva considerato la sentenza n. 802/2017, determinando un errore nel calcolo degli aumenti di pena in continuazione. Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente alla determinazione della pena e ha disposto il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Parma in diversa persona fisica; ha rigettato il ricorso nel resto.

Norme richiamate

  • art. 669 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla disciplina del divieto di doppia condanna in sede esecutiva; la Corte ha interpretato che l'art. 669 non impone la revoca quando le condanne riguardano fatti storici distinti (qui, diverse false attestazioni per il gratuito patrocinio).

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamato congiuntamente all'art. 669 nell'impugnazione; la Corte lo ha considerato nel complesso valutativo sulla revoca in sede esecutiva e sulla necessità di accertare l'identità o meno del fatto storico, riscontrando che le condotte erano autonome.

  • Sentenza Corte cost. n. 183 del 2013

    Richiamata per disporre il rinvio a giudice dell'esecuzione in diversa persona fisica; la Corte ha seguito il principio che, ove necessario un nuovo esame, questo debba essere effettuato da un diverso giudice per garantire imparzialità e corretto svolgimento del procedimento.

Massime di principio

  • Singole domande di ammissione al gratuito patrocinio contenenti false attestazioni possono essere considerate fatti storici distinti: la mera somiglianza del contenuto non basta per invocare il ne bis in idem se non emerge un'unica vicenda fattuale unitaria.
  • Nel riconoscimento della continuazione tra più condanne il giudice dell'esecuzione deve valutare tutte le sentenze irrevocabili pertinenti; l'omissione anche di una sola sentenza rilevante può alterare il calcolo degli aumenti di pena e giustificare l'annullamento limitato alla determinazione della pena.
  • Se la Corte di cassazione accerta un errore solo nel computo della pena dovuto a omissioni o vizi di motivazione relativi alla continuazione, può annullare limitatamente alla determinazione della pena e rinviare il procedimento per nuovo esame al giudice dell'esecuzione, designando diversa persona fisica.
  • Un ricorso per cassazione può essere parzialmente accoglibile: l'accoglimento di una censura non preclude il rigetto di altre, e la decisione può essere modulata (annullamento limitato, rinvio, rigetto nel resto).
  • In fase esecutiva è essenziale indicare in modo completo le sentenze da unificare e le rispettive date di irrevocabilità: incompletezza dell'elencazione può produrre vizi nel riconoscimento della continuazione e nel calcolo delle pene.

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