Cassazione Penale, Sentenza n. 48574/2022 del 21/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile l'istanza di detenzione domiciliare presentata dal ricorrente; il ricorso per cassazione deduceva violazioni di legge rispetto a tale dichiarazione di inammissibilità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha segnalato che il ricorrente è stato scarcerato per effetto di 45 giorni di liberazione anticipata con ordinanza del 10/05/2022, rendendo privo di oggetto il controllo sul diniego della detenzione domiciliare. In applicazione della giurisprudenza consolidata, la Corte non ha disposto la condanna alle spese né l'irrogazione di sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. Decisione resa a Roma il 30 giugno.
Norme richiamate
art. 591, comma 1; art. 606, comma 3
La Corte osserva che, pur essendo menzionate tali norme per altre ipotesi di inammissibilità, la sopravvenuta carenza di interesse opera indipendentemente dalle cause previste da quegli articoli e determina l'inammissibilità del ricorso per cassazione quando viene meno l'interesse alla decisione.
Giurisprudenza di legittimità citata
Sez. U., n. 20 del 09/10/1996 (Vitale); Sez. U., n. 7 del 25/06/1997 (Chiappetta); Sez. 6, n. 22747 del 06/03/2003 (Caterino); Sez. 2, n. 30669 del 17/05/2006 (De Mitri)
Principio costante secondo cui la sopravvenuta carenza di interesse, sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso, comporta inammissibilità senza che ne derivi la condanna del ricorrente alle spese o l'applicazione di sanzioni pecuniarie.
Massime di principio
- Se, dopo la proposizione del ricorso, sopravvengono eventi che eliminano l'interesse concreto alla decisione (es. scarcerazione, estinzione del rapporto giuridico), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
- La dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse, secondo la giurisprudenza consolidata, non comporta automaticamente la condanna del ricorrente alle spese processuali né l'irrogazione di sanzioni pecuniarie.
- Prima di proporre o proseguire un ricorso è opportuno verificare tempestivamente, tramite fonti ufficiali (es. DAP), l'eventuale sopravvenuta cessazione dell'interesse, per evitare inutili atti processuali.
- Il fatto che il Pubblico Ministero o il Procuratore generale abbiano chiesto l'accoglimento del ricorso non impedisce alla Corte di dichiararlo inammissibile se è venuto meno l'interesse alla decisione.
- Quando l'interesse è sopravvenuto in dipendenza di provvedimenti amministrativi o esecuzioni di pena (es. liberazione anticipata), la tutela del ricorrente può essere in pratica preclusa; valutare altre strade processuali solo se permane un interesse residuo o rileva un profilo di diritto astratto meritevole di pronuncia.
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