Cassazione Penale, Sentenza n. 41401/2025 del 23/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto relativo alla competenza territoriale per l'esecuzione della pena sostitutiva della detenzione domiciliare inflitta a Francesco Martiradonna. La Procura di Bari aveva trasmesso gli atti al magistrato di sorveglianza di Bari; questi, con ordinanza del 21/05/2025, si era dichiarato incompetente ex art. 677, co.1, c.p.p., sottolineando che il condannato era detenuto nella Casa Circondariale di Potenza con posizione giuridica di "definitivo" e trasmettendo gli atti a Potenza. Il magistrato di sorveglianza di Potenza ha quindi sollevato conflitto negativo (ordinanza 18/07/2025), sostenendo che, ai sensi dell'art. 62 della legge n. 689/1981, la competenza è radicata nel luogo di domicilio del condannato (Martiradonna risultava residente a Bari). Il Procuratore generale e la difesa hanno chiesto la declaratoria di competenza del magistrato di Bari invocando la prevalenza della norma speciale (art. 62 legge n. 689/1981) sull'art. 677 c.p.p.
La decisione
La Corte ha dichiarato sussistente il conflitto e ha riconosciuto la competenza del magistrato di sorveglianza di Bari. La decisione si fonda sul testo letterale dell'art. 62 della legge n. 689/1981 (che attribuisce al pubblico ministero l'onere di trasmettere la sentenza al magistrato di sorveglianza del luogo di domicilio del condannato) e sulla giurisprudenza di questa Corte (richiamando, tra l'altro, la Sez. 1, n. 18940/2025) che interpreta in senso analogo la sequenza normativa tra artt. 661 c.p.p. novellato e art. 62 della legge n. 689/1981. Perciò è stata disposta la trasmissione al magistrato di sorveglianza di Bari.
Norme richiamate
Definisce la situazione di conflitto quando due giudici rifiutano la cognizione dello stesso fatto, determinando lo stallo che la Corte è chiamata a risolvere.
art. 677 cod. proc. pen., co. 1
Invocato dal magistrato di Bari per giustificare la propria incompetenza territoriale sulla base del luogo di detenzione attuale del condannato; nella specie è stato ritenuto sovrapponibile alla normativa speciale solo dal punto di vista interpretativo del magistrato interno, ma non prevalente rispetto all'art. 62 della legge n. 689/1981.
Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena sostitutiva della semilibertà o della detenzione domiciliare, il pubblico ministero trasmette la sentenza al magistrato di sorveglianza del luogo di domicilio del condannato
Norma speciale che radica la competenza territoriale del magistrato di sorveglianza nel luogo di domicilio del condannato per l'esecuzione delle pene sostitutive; è stata ritenuta prevalente rispetto alla richiamata norma procedurale generale (art. 677 c.p.p.) nella determinazione della competenza.
Richiamato nel combinato con l'art. 62 della legge n. 689/1981 dalla giurisprudenza: la sequenza normativa attribuisce al pubblico ministero il compito di trasmettere l'estratto della sentenza irrevocabile al magistrato di sorveglianza competente per domicilio, contestualmente alla notificazione al difensore.
Massime di principio
- Per le pene sostitutive quali semilibertà e detenzione domiciliare la competenza territoriale spetta al magistrato di sorveglianza del luogo di domicilio del condannato, in base all'art. 62 legge n. 689/1981; il luogo di effettiva detenzione non prevale su tale criterio.
- Il pubblico ministero ha l'onere di trasmettere l'estratto di sentenza al magistrato territorialmente competente per domicilio e di notificare contestualmente il provvedimento al difensore; omissioni o trasmissioni a uffici diversi possono dar luogo a conflitto di competenza.
- Se un magistrato si dichiara incompetente appellandosi al luogo di detenzione (art. 677 c.p.p.), è possibile sollevare conflitto; la giurisprudenza tende a preferire la norma speciale (art. 62 legge n. 689/1981) che disciplina l'esecuzione delle pene sostitutive.
- In caso di domicilio incerto o plurimo va accertato factualmente il 'luogo di domicilio' al momento della trasmissione: la determinazione fattuale del domicilio è decisiva per stabilire la competenza.
- Quando due giudici ricusano la cognizione, scatta la procedura di conflitto disciplinata dall'art. 28 c.p.p. e la decisione finale spetta alla Corte competente a dirimere lo stallo.
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