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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 24405/2021 del 09/09/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La banca ha impugnato la sentenza d'appello che aveva respinto la domanda di risarcimento nei confronti del direttore di filiale, dott. Frenna, per avere omesso di eseguire un "mandato irrevocabile" di pagamento e di bloccare bonifici, permettendo così alla Farini 37 s.r.l. di utilizzare i fondi per scopi diversi dall'estinzione dell'ipoteca della Immobiliare Delta presso Banca Antonveneta. La banca ha sostenuto che tali omissioni avrebbero costretto l'istituto a erogare ulteriori finanziamenti, a concedere una fideiussione e a sopportare l'onere economico dell'operazione, invocando responsabilità contrattuale del dipendente e chiedendo la cassazione della sentenza per vizio di motivazione, vizio nella valutazione della causalità e omesso esame di mezzi istruttori (prove testimoniali).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca. Ha ritenuto che il giudice di merito avesse compiuto una valutazione di merito congruamente motivata: non risultava provato un vincolo di destinazione imposto al direttore né un segmento causale efficiente del comportamento di Frenna rispetto al danno reclamato. La Corte ha inoltre escluso che vi fosse stata inversione dell'onere della prova o omesso esame di un "fatto decisivo" tale da alterare l'esito, richiamando i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni probatorie e la regola che l'omessa ammissione di prove può integrare vizio solo se avrebbe determinato la decisività delle altre risultanze. La banca è stata condannata alle spese di lite e a versare l'eventuale contributo unificato integrativo.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8-bis D.L. 28 ottobre 2020 n. 137 (conv. L. 18 dicembre 2020 n. 176)

    Per la decisione sui ricorsi proposti per la trattazione in udienza pubblica a norma degli articoli 374, 375, ultimo comma, e 379 del codice di procedura civile, la corte di cassazione procede in camera di consiglio senza l'intervento del procuratore generale e dei difensori delle parti, salvo che una delle parti o il procuratore generale faccia richiesta di discussione orale

    Norma procedurale che disciplina la modalità di decisione in Cassazione per determinate categorie di ricorsi; applicata qui per stabilire la procedura di trattazione del ricorso senza discussione orale.

  • art. 2104 c.c.

    Norma sul dovere di diligenza del prestatore di lavoro; invocata per valutare la condotta del direttore di filiale rispetto agli obblighi professionali.

  • art. 1218 c.c.

    Norma sulla responsabilità per inadempimento delle obbligazioni; utilizzata per fondare la pretesa risarcitoria della banca nei confronti del dipendente.

  • art. 1453 c.c.

    Riferimento all'istituto della risoluzione per inadempimento; citato nel contesto del danno derivante dalla possibile risoluzione della compravendita non eseguita.

  • art. 360 c.p.c., primo comma, nn. 3 e 5

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione: n.3 (violazione di legge) e n.5 (omesso esame di fatto decisivo). La Corte ha spiegato i limiti del sindacato di legittimità su valutazioni di merito e quando l'omesso esame integra vizio rilevante.

  • art. 1223 c.c.

    Regola sul risarcimento del danno e sulla misura del danno risarcibile; richiamata nella contestazione della banca sulla sussistenza e quantificazione del danno.

  • art. 24 Cost.

    Richiamo al diritto di difesa; invocato dalla banca nella censura per mancata ammissione di prove testimoniali.

  • art. 2697 c.c.

    Norma sull'onere della prova; discussa in relazione all'asserita errata attribuzione dell'onere probatorio da parte del giudice di merito.

  • art. 2055 c.c.

    Norma che tratta la responsabilità per concorso di più persone nella produzione del danno; richiamata per spiegare la possibilità di responsabilità solidale, ma la Corte ha osservato che occorre prova del concorso causale efficiente.

  • art. 91 c.p.c.

    Norma sulle spese processuali; applicata per la condanna alle spese della parte soccombente.

  • art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (comma 1-bis e 1-quater)

    Norme sul contributo unificato e sugli importi integrativi a carico del ricorrente; richiamate per disporre l'eventuale versamento integrativo.

Massime di principio

  • In giudizio di merito il giudice ha ampia discrezionalità nella valutazione delle prove; in Cassazione il sindacato è limitato: non si rimettono in discussione le valutazioni di merito se adeguatamente motivate.
  • Per ritenere la responsabilità contrattuale di un dipendente occorre provare non solo l'inadempimento, ma anche il nesso causale efficiente tra la condotta del dipendente e il danno patrimoniale subito dal datore di lavoro.
  • La responsabilità solidale tra più soggetti richiede che le azioni od omissioni di ciascuno abbiano concorso in modo efficiente alla produzione dell'unico evento dannoso; non è automatica per il semplice coinvolgimento di più soggetti.
  • L'omessa ammissione di mezzi istruttori (es. prova testimoniale) può costituire vizio impugnabile in Cassazione solo se la prova non assunta avrebbe, con certezza e non solo probabilità, modificato le risultanze decisionali su un fatto storico rilevante.
  • È cruciale documentare e dimostrare l'esistenza di direttive aziendali precise (vincoli di destinazione, istruzioni operative) quando si pretende una responsabilità del singolo dipendente per aver disatteso ordini o per non averne ricevuti.
  • In operazioni complesse di finanziamento la banca committente deve dimostrare chiaramente l'onere imposto al dipendente (es. vincolo di destinazione delle somme) e le misure di controllo adottate; la mancata prova indebolisce la pretesa risarcitoria.
  • Quando si contesta la misura del danno, bisogna collegare puntualmente gli esborsi successivi e la loro effettiva necessità all'inadempimento ritenuto: mere asserzioni di spesa ulteriore non sono sufficienti senza prova causale.

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