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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2353/2025 del 20/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché, prima dell'udienza, la persona offesa ha rimesso la querela (verbale del 02/08/2024), determinando l'estinzione del reato per remissione di querela. Per effetto di ciò non è stato esaminato il merito delle questioni di difesa. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Decisione pronunciata il 16/10/2024, V Sezione Corte di Cassazione.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso contro la sentenza del 05/12/2023 del Tribunale di Ferrara che aveva confermato la condanna per diffamazione. Il ricorrente, tramite difensore, deduceva: (1) violazione dell'art. 595 c.p. sostenendo che i giornalisti erano già a conoscenza del presunto coinvolgimento del danneggiato nel mondo della droga e quindi mancava la concreta idoneità offensiva della dichiarazione; (2) violazione degli artt. 51 e 595 c.p. e carenza della motivazione, chiedendo il riconoscimento della scriminante del diritto di critica (anche per chi fornisce informazioni al giornalista), vista la presunta verità dei fatti e la pertinenza/continenza dell'affermazione; (3) vizio di motivazione sulla condanna al risarcimento perché l'imputato non poteva rendersi conto di essere registrato, dato che microfono e telecamera erano occultati.

Norme richiamate

  • art. 595 cod. pen. (diffamazione)

    La norma è stata richiamata come capo d'imputazione: la condotta rilevante è la frase attribuita all'imputato ritenuta idonea a ledere la reputazione. La questione di merito (idoneità offensiva, verità, pertinenza) non è stata più esaminata per estinzione del reato.

  • art. 51 cod. pen. (scriminanti / diritto di difesa)

    Invocata dal ricorrente come base per la scriminante del diritto di critica estesa anche a chi fornisce informazioni al giornalista; la Corte non ha deciso sul punto perché il reato è poi estinto.

  • art. 340, ultimo comma, cod. proc. pen. (spese del procedimento)

    Applicata per disporre che le spese processuali siano poste a carico del querelato, ossia dell'imputato, nonostante l'annullamento per estinzione del reato.

Massime di principio

  • La remissione della querela da parte della persona offesa estingue il reato perseguibile a querela e, se tempestivamente documentata, conduce all'annullamento senza rinvio delle sentenze penali relative; il giudizio sul merito viene così evitato.
  • La remissione deve risultare da atto idoneo (verbale, deposito), e l'accettazione formale da parte del difensore può essere decisiva per ottenere l'estinzione del procedimento.
  • Se il reato è estinto per remissione, le censure sul merito (verità della notizia, diritto di critica, idoneità offensiva, registrazione occulta) non vengono esaminate dalla Corte penale che ha deciso l'estinzione; tali questioni potrebbero restare rilevanti in sede civile.
  • Il diritto di critica può costituire scriminante ma richiede pertinenza, continenza e fondamento fattuale; non è automaticamente applicabile a chi fornisce informazioni al giornalista se le affermazioni ledono ingiustamente la reputazione.
  • La registrazione occulta e la percezione di essere ripresi sono fattori che possono concorrere alla valutazione della responsabilità, ma non garantiscono di per sé l'impunibilità: la valutazione dipende dal contesto e dalla offensività della dichiarazione.
  • Le spese processuali possono essere imputate al querelato anche quando la vicenda si conclude con estinzione del reato per remissione della querela, in base alla normativa processuale richiamata.

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