Cassazione Penale, Sentenza n. 23152/2025 del 20/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello di Venezia che, pur rideterminando in suo favore il trattamento sanzionatorio e escludendo l'aggravante della destrezza, aveva negato: 1) la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), sostenendo che non sussisterebbero i presupposti in quanto il danno sarebbe stato inesistente per la immediata restituzione della refurtiva e vi sarebbe un solo precedente penale per furto; 2) la circostanza attenuante del modesto valore della cosa (art. 62, co.1, n.4 c.p.), lamentando carenza di motivazione sul punto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi formulati mera reiterazione delle censure già sollevate in appello, senza un confronto puntuale con la motivazione della corte territoriale, e quindi non specifici. Sostanzialmente la Corte ha ritenuto anche manifestamente infondati i rilievi: a) dal certificato del casellario emergevano tre condanne per reati contro il patrimonio (due per furto) nell'arco di tre anni, elemento che dimostra abitualità e costituisce ostacolo all'applicazione dell'art. 131-bis; b) la circostanza attenuante per modesto valore è esclusa perché il bene sottratto aveva valore commerciale significativo (circa €159), e la immediata restituzione è un fatto 'post factum' non pertinente alla valutazione del danno al momento della consumazione. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di €3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
La causa di non punibilità per particolare tenuità richiede, oltre a una valutazione complessiva dei fatti, l'assenza di condizioni ostative tassativamente previste: in particolare l'abitualità della condotta (accertata quando l'autore abbia dimostrato di aver commesso almeno altri due reati della stessa indole) esclude la non punibilità.
art. 62, comma 1, n. 4 c.p.
L'attenuante per modesto valore richiede che il valore economico/innocuità del bene sia pressoché irrilevante; non è sufficiente la sola immediata restituzione: la valutazione del danno va effettuata al momento della consumazione del reato e richiede una valutazione complessiva delle ripercussioni sulla sfera della persona offesa.
Consente la condanna alle spese e l'irrogazione di una somma a favore della cassa delle ammende quando il ricorso è manifestamente inammissibile o infondato per colpa del ricorrente; applicata qui per l'evidente inammissibilità dei motivi.
Massime di principio
- Per ottenere la non punibilità ex art. 131-bis c.p. è necessario dimostrare l'assenza di abitualità: se risultano almeno due condanne precedenti per reati della stessa indole, l'ostacolo è normalmente integrato.
- La circostanza attenuante per modesto valore non si valuta solo sul prezzo economico ma sulla rilevanza complessiva del danno criminale al momento della consumazione; la restituzione successiva della refurtiva non elimina automaticamente il requisito.
- In Cassazione i motivi che riproducono semplicemente le doglianze già trattate in appello, senza confutare puntualmente la motivazione della corte territoriale, sono inammissibili: è necessario confrontare e criticare specificamente gli argomenti con cui il giudice di merito ha rigettato il motivo.
- Nel contestare la mancata concessione di circostanze attenuanti o cause di non punibilità l'onere di fornire elementi di fatto concreti e idonei a dimostrare l'errore motivazionale grava sull'imputato; mere affermazioni non sufficienti.
- Valori economici non trascurabili (es. ~€159) sono difficilmente compatibili con la qualificazione di 'modesto valore' ai fini dell'attenuante, salvo prova concreta e convincente della irrilevanza complessiva del bene.
Testo integrale
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