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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41808/2025 del 30/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari che non aveva convalidato l'arresto in flagranza operato dalla polizia giudiziaria. Il Procuratore deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: (a) la frase percepita dagli operanti "adesso vieni con me a Sant'Onofrio" doveva essere qualificata come minacciosa considerata la conosciuta presenza di un pericoloso clan di 'ndrangheta a Sant'Onofrio; (b) non è corretta la svalutazione, da parte del GIP, degli elementi di cui la polizia giudiziaria era già a conoscenza prima della percezione immediata degli atti, come la querela della persona offesa

La decisione

Il Collegio ha accolto il ricorso e ha annullato senza rinvio l'ordinanza del GIP. Motivazione: in sede di convalida dell'arresto il giudice deve valutare l'operato della polizia giudiziaria con il parametro della ragionevolezza sulla base degli elementi conosciuti al momento, compresi quelli acquisiti prima dell'intervento (es. la querela). La frase "adesso vieni con me a Sant'Onofrio", nel contesto territoriale caratterizzato da elevata densità mafiosa e dalla nota operatività di un clan della 'ndrangheta in Sant'Onofrio, va considerata idonea a costituire minaccia (anche implicita/larvata) e a integrare il tentativo di estorsione; tali elementi hanno legittimato la percezione degli operanti della consumazione del reato e l'arresto in flagranza

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale, art. 386, comma 3

    Indica i limiti temporali e le condizioni per la convalida dell'arresto; il Collegio richiama l'obbligo del giudice di valutare l'operato della polizia giudiziaria sulla base degli elementi conosciuti al momento

  • Codice di procedura penale, art. 390, comma 1

    Collegato alla convalida dell'arresto e alle verifiche che il giudice deve compiere; utilizzato per confermare il parametro valutativo della ragionevolezza

  • Codice di procedura penale, artt. 380 e 381

    art. 380 e art. 381 c.p.p.

    Richiamati per definire lo stato di flagranza e i reati per i quali può giustificarsi l'arresto; la valutazione riguarda l'ipotesi di reato rispetto agli elementi conosciuti

  • Sezioni Unite, n. 39131 del 24/11/2015 (Ventrice)

    Sez. U., n. 39131 del 24/11/2015

    Principio relativo all'arresto in "quasi flagranza": è illegittimo l'arresto basato esclusivamente su informazioni fornite dalla vittima nell'immediatezza se manca percezione autonoma delle tracce; il Collegio precisa però che tale principio non si applica all'arresto in vera flagranza quando esistono elementi noti prima e al momento dell'intervento

  • Giurisprudenza sulla natura della minaccia (es. Sez. 2, n. 27649 del 09/03/2021 La Salvia; Sez. 2, n. 44347 del 25/11/2010 Angelini)

    Sez. 2, n. 27649 del 09/03/2021; Sez. 2, n. 44347 del 25/11/2010

    La minaccia idonea a integrare l'estorsione può essere anche implicita, larvata o indeterminata; ciò che conta è la sua idoneità a incutere timore e a coartare la volontà della vittima, valutata in relazione alle circostanze concrete e alle condizioni ambientali

Massime di principio

  • In sede di convalida dell'arresto in flagranza il giudice deve valutare la legittimità dell'intervento della polizia giudiziaria con il criterio della ragionevolezza, basandosi su tutti gli elementi conosciuti al momento dell'arresto, inclusi dati acquisiti prima (es. querela)
  • La regola che limita l'uso delle informazioni fornite dalla vittima (emanazione delle Sezioni Unite su "quasi flagranza") non si applica automaticamente all'arresto in vera flagranza: se esistono elementi oggettivi noti agli operatori, questi possono legittimare l'arresto
  • La qualificazione di una comunicazione come "minaccia" va operata in base al contesto concreto: riferimenti a luoghi o soggetti notoriamente collegati a organizzazioni criminali possono trasformare una frase apparentemente neutra in una minaccia idonea a integrare il reato di estorsione
  • La minaccia può essere implicita o larvata; non è necessario che sia esplicita e testualmente intimidatoria: rilevano la situazione ambientale, la personalità dell'agente e lo stato psicologico della vittima
  • Per le valutazioni preliminari non si devono fare giudizi approfonditi sulla gravità indiziaria o sulle esigenze cautelari: tali accertamenti spettano a fasi successive del procedimento
  • Nelle zone con elevata presenza mafiosa, le forze di polizia e il giudice devono tener conto del valore probatorio degli elementi di contesto (es. conoscenza di clan locali) nella valutazione della percezione del reato da parte degli operanti

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