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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46354/2023 del 16/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Torre Annunziata che aveva respinto l'opposizione del Procuratore della Repubblica avverso la concessione dell'indulto ex L.241/2006 in favore di Salvatore Forte. Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per aver concesso l'indulto nonostante, dal casellario giudiziale, risultasse che il beneficiario aveva commesso, il 2 maggio 2009, delitti non colposi (rapina aggravata e lesioni personali) ricompresi nel termine di cinque anni dall'entrata in vigore del decreto indulgenziale e per i quali era stato condannato con sentenza irrevocabile del Tribunale di Rimini del 15/12/2011.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha rilevato che, dato che l'opposizione dell'organo dell'esecuzione era stata tempestiva, l'ordinanza applicativa dell'indulto non era divenuta irrevocabile e poteva essere annullata. Soprattutto, la Corte ha affermato che l'indulto non può essere applicato in presenza di una condanna che costituisce causa ostativa (pena detentiva ostativa), quale quella riportata nella sentenza del Tribunale di Rimini. Per tali ragioni la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata.

Norme richiamate

  • Legge n.241/2006 (indulto)

    La legge è la fonte dell'indulto applicato; la Corte interpreta che l'indulto non è applicabile qualora ricorra una condizione ostativa (es. condanne sopravvenute entro i termini previsti) e che, se concesso in presenza di tale ostacolo, è soggetto a revoca obbligatoria e automatica.

  • Art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato limitatamente ai contenuti ammessi nel ricorso per cassazione, ossia i limiti della riproduzione del motivo nel ricorso, come richiamato nel provvedimento di rimessione.

  • Art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme richiamate per individuare i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione). La Corte ha ritenuto fondati i rilievi formulati ai sensi di tali lettere.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, Sentenza n. 50685 del 18/09/2019, Rv. 277917 - 01

    Precedente richiamato per affermare il principio secondo cui l'indulto non può essere applicato in presenza di condanne che configurano una causa ostativa; la Corte ha seguito questo principio nel ritenere illegittima l'applicazione dell'indulto nel caso concreto.

Massime di principio

  • Se l'organo dell'esecuzione oppone tempestivamente l'ordinanza applicativa di un beneficio (es. indulto), tale ordinanza non diventa irrevocabile e può essere impugnata o annullata; non si tratta di una richiesta di revoca di un beneficio già divenuto irrevocabile.
  • L'indulto è incompatibile con la presenza di condizioni ostative previste dalla normativa o dalla giurisprudenza; il giudice dell'esecuzione deve verificare il casellario giudiziale e le eventuali condanne sopravvenute prima di applicare il beneficio.
  • La presenza di una condanna per delitti non colposi commessi entro termini preclusivi (ad es. entro cinque anni dall'entrata in vigore del provvedimento indulgenziale, secondo i parametri richiamati nel caso) costituisce causa ostativa che impedisce l'applicazione dell'indulto.
  • Se il giudice applica l'indulto in presenza di un ostacolo oggettivo, la decisione può essere annullata senza rinvio dalla Cassazione quando il vizio sia evidente e riguarda la corretta applicazione della legge sostanziale.
  • In fase di opposizione e di valutazione del beneficio, il pubblico ministero e l'organo dell'esecuzione devono controllare con attenzione il casellario giudiziale e la esistenza di condanne definitive intervenute nei termini rilevanti; l'inerzia può precludere successivi rimedi efficaci.
  • Distinguere chiaramente tra annullamento dell'atto che concede il beneficio (quando ancora impugnabile) e revoca del beneficio già divenuto irrevocabile: le strategie processuali e i rimedi disponibili differiscono in funzione della irrevocabilità dell'atto.

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