Cassazione Penale, Sentenza n. 47702/2022 del 16/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di revisione della sentenza definitiva del 26/06/2017 della Corte d'appello di Napoli con cui Luigi Ornato era stato condannato a 5 anni di reclusione e €4.600 di multa per usura ed estorsione (aggravante mafiosa esclusa). La revisione si fondava su due elementi: a) nuove dichiarazioni del coimputato Nicola Schiavone, divenuto collaboratore di giustizia, che avrebbe escluso di conoscere la persona offesa Aluzzi e di aver praticato usura nell'ambito del clan; b) la sopravvenuta assoluzione, in altro procedimento avanti al Tribunale di S. Maria Capua Vetere, di alcuni coimputati di Ornato per reati di estorsione, che avrebbe creato un presunto contrasto di giudicati o costituito riscontro alle dichiarazioni di Schiavone.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che le dichiarazioni "liberatorie" di Schiavone non costituiscono prova nuova idonea a fondare la revisione perché rese a distanza di tempo, da soggetto "non indifferente" (già coinvolto e condannato), prive di riscontri esterni e contraddette da dichiarazioni della persona offesa, di altri testi e da documentazione bancaria. Quanto all'assoluzione di altri coimputati, la Corte ha ritenuto che riguardasse fatti non coincidenti né ontologicamente inconciliabili con quelli oggetto della condanna di Ornato; pertanto non integra un contrasto di giudicati tale da costituire elemento di revisione. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
La revisione del giudicato richiede l'emersione di elementi di prova nuovi, estranei e differenti rispetto a quelli valutati nel processo di merito; non è sufficiente una diversa rilettura del materiale probatorio già acquisito.
Orientamenti giurisprudenziali della Cassazione
Sez. 6, n. 16477 del 15/02/2022; Sez. 1, n. 15088 del 08/01/2021; Sez. 6, n. 34927 del 17/04/2018; Sez. 5, n. 633/18 del 06/12/2017
Il contrasto fra giudicati non rileva quando consista in una differente valutazione giuridica dello stesso fatto storico da parte di giudici diversi nei confronti di imputati diversi; la "inconciliabilità" deve riguardare gli stessi fatti storici in termini ontologici, non un mero contrasto di principio o di valutazione.
Massime di principio
- Per ottenere la revisione ex art. 630 c.p.p. occorrono elementi di prova effettivamente nuovi, non meramente una rivalutazione di dichiarazioni già conosciute o di atti già esaminati.
- Le dichiarazioni "liberatorie" di un coimputato sono valutate con attenzione: sono frequentemente considerate inaffidabili se rese a distanza di tempo, da soggetto già condannato o coinvolto nei fatti, e senza riscontri esterni.
- Un'assoluzione intervenuta in un processo diverso rileva ai fini della revisione solo se riguarda fatti storici identici e crea una vera inconciliabilità ontologica tra i giudicati; diverse imputazioni o prospettive fattuali non generano automaticamente una causa di revisione.
- Il giudice della revisione può dichiarare l'istanza inammissibile anche in fase preliminare se il "novum" proposto appare manifestamente inconsistente o contraddetto da riscontri esterni gia' acquisiti.
- In sede di revisione il peso della prova nuova va valutato in relazione alla sua attendibilità oggettiva e alla presenza di riscontri documentali o testimonianze indipendenti; l'assenza di tali riscontri rende improbabile l'accoglimento della domanda.
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