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Cassazione Penale, Ordinanza n. 36566/2026 del 16/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

La Corte d’appello di Brescia, con sentenza del 5 febbraio 2026 emessa ai sensi dell’art. 599-bis c.p.p., aveva applicato all’imputato, in relazione a reati di rapina aggravata, la pena concordata di cinque anni di reclusione e 1.500 euro di multa. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, tramite il difensore, con un unico motivo, denunciando violazione di legge nella determinazione della pena. La sentenza della Cassazione è stata deliberata il 14 ottobre 2026.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, trattandolo de plano ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, c.p.p. Ha ritenuto che, contro una sentenza di concordato in appello che applica la pena richiesta dalle parti, non siano deducibili in cassazione vizi della determinazione della pena che non ne comportino l’illegalità, in ragione della natura consensuale e della funzione deflattiva dell’istituto. Il ricorso non prospettava una violazione che rendesse illegale la pena concordata. Ai sensi dell’art. 616 c.p.p., il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, somma determinata equitativamente valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    La Corte di appello di Brescia, con sentenza ex art. 599-bis cod. proc. pen. in data 5 febbraio 2026, applicava ad OMORHIENRHIEN OSATO la pena di anni 5 di reclusione ed € 1.500,00 di multa in ordine ai reati di rapina aggravata allo stesso ascritti.

    La norma è richiamata quale base processuale della sentenza di concordato in appello, con cui la Corte d’appello ha applicato la pena richiesta dalle parti.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    Ciò posto il ricorso può essere trattato nelle forme «de plano», ai sensi dell'art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen. - come modificato dalla legge n. 103 del 2017 -, trattandosi di impugnazione che deve essere dichiarata inammissibile perché proposta avverso sentenza di concordato in appello che ha fatto applicazione della pena richiesta dalle stesse parti senza incorrere in alcuna violazione di legge;

    La disposizione consente la trattazione de plano quando il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, come nel caso di impugnazione della sentenza di concordato in appello senza una violazione di legge rilevante.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in € 3.000,00.

    Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna alle spese processuali e, in presenza dei profili di colpa valutati dalla Corte, al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello non sono deducibili vizi relativi alla determinazione della pena che non ne determinino l’illegalità; la natura consensuale dell’istituto e la sua funzione deflattiva precludono il riesame di tali profili.
  • Quando il ricorso contro una sentenza di concordato in appello è inammissibile perché non denuncia una violazione di legge rilevante, la Corte di cassazione può procedere alla trattazione de plano ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penale

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