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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50064/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Udine che non convalidava l'arresto per rapina. Il Pubblico Ministero deduceva errata disapplicazione dell'art. 7-bis, comma 3, D.L. 23/5/2008 n.92 (conv. L. 24/7/2008 n.15) rilevando che il personale militare che aveva per primo fermato l'indagato non detiene funzioni di polizia giudiziaria (se non appartenente all'Arma dei Carabinieri) e quindi la successiva azione di polizia era quella degli agenti di Questura. Il PM contestava inoltre la errata applicazione dell'art. 382 c.p.p. (quasi flagranza), sostenendo che l'arresto era stato eseguito in stretta contiguità temporale rispetto alla commissione del reato, con riscontri immediati (fermo nelle vicinanze, scontrino, visione dei filmati), e che l'intervento dei militari non aveva determinato soluzione di continuità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha affermato che il requisito della "quasi flagranza" richiede una stretta contiguità temporale tra la condotta del reo e la successiva sorpresa con cose o tracce del reato, senza che sia necessario che la polizia giudiziaria abbia percepito direttamente il fatto fin dal primo istante. L'intervento del personale dell'esercito, non dotato di funzioni di polizia giudiziaria, non ha interrotto la sequenza degli eventi; gli agenti di polizia, una volta avvisati, hanno immediatamente arrestato l'indagato e rilevato tracce probatorie (scontrino, filmati). Per questi motivi la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha dichiarato legittimo l'arresto.

Norme richiamate

  • D.L. 23 maggio 2008 n. 92, conv. L. 24 luglio 2008 n. 15 (art. 7-bis comma 3)

    non presente nel testo integrale della sentenza fornita

    I militari dell'esercito, in servizio di pattugliamento urbano e non appartenenti all'Arma dei Carabinieri, non svolgono funzioni di polizia giudiziaria; tale circostanza porta a non attribuire effetto interruttivo ai loro interventi rispetto alla continuità necessaria per la "quasi flagranza"

  • Codice di procedura penale (art. 382)

    non trascritte integralmente nel testo fornito

    L'art. 382 va interpretato nel senso che la "quasi flagranza" richiede la sorpresa del reo con cose o tracce del reato in stretta contiguità temporale rispetto al fatto. Non è richiesta la percezione diretta del fatto da parte della polizia giudiziaria né che la sorpresa sia non casuale; è sufficiente l'assenza di soluzione di continuità tra fatto e intervento degli operanti

Massime di principio

  • L'intervento di personale non investito di funzioni di polizia giudiziaria (es. militari dell'esercito non Carabinieri) non interrompe automaticamente la continuità necessaria per configurare la "quasi flagranza" a condizione che la polizia giudiziaria successiva intervenga tempestivamente e rilevi tracce riconducibili al reato
  • La "quasi flagranza" si fonda sulla stretta contiguità temporale e sulla sorpresa del reo con cose o tracce del reato; non è richiesto che la polizia giudiziaria abbia percepito direttamente l'evento al momento della commissione
  • Prove materiali immediatamente riscontrabili (scontrini, filmati di videosorveglianza, reperti trovati addosso all'indagato) rafforzano la legittimità dell'arresto in quasi flagranza anche quando vi sia stato un intervento preliminare di terzi
  • Per evitare contestazioni sulla legittimità dell'arresto è fondamentale documentare tempestivamente la sequenza temporale degli eventi, l'intervento degli operatori di polizia e le tracce rinvenute collegabili al reato
  • Se il giudice di merito ritiene che vi sia stata una "soluzione di continuità" deve motivare sull'effettiva natura (e sulle funzioni) degli intervenuti e sulla tempestività e modalità dell'intervento della polizia giudiziaria; l'omessa valutazione di tali elementi può comportare annullamento in Cassazione

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