Cassazione Penale, Sentenza n. 1696/2022 del 17/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna per cassazione la sentenza d'appello che lo ha ritenuto responsabile del reato di simulazione di reato (denuncia falsamente attribuita al furto del furgone) e confermato il trattamento sanzionatorio complessivo nonostante l'assoluzione, in appello, da uno dei capi (capo 2). Deduce: 1) vizio di motivazione e violazione di legge con riferimento alla condanna per simulazione di reato, sostenendo che la denuncia era manifestamente inverosimile e quindi non idonea a far sorgere l'attività degli organi inquirenti; 2) violazione del divieto di reformatio in pejus e illegittima applicazione di un aumento per continuazione che in primo grado non era stato irrogato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione dell'appello circa la configurabilità del reato di simulazione di reato, richiamando il principio secondo cui è sufficiente che la falsa denuncia determini l'astratta possibilità di attività investigativa (essendo il reato di pericolo); la inverosimiglianza deve essere tale da escludere prima facie anche la mera possibilità dell'inizio di un procedimento. Quanto al profilo della pena, la Corte ha verificato che il G.u.p. non aveva applicato alcun aumento per il capo 2) in primo grado, sicché la successiva assoluzione in appello non poteva comportare una riduzione della pena già determinata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 367 cod. pen. (simulazione di reato)
La Corte interpreta la fattispecie come reato di pericolo: è sufficiente che la denuncia falsa sia idonea ad astrattamente far iniziare indagini; il reato non si configura solo se l'inverosimiglianza appare prima facie e esclude qualsiasi possibilità di avvio del procedimento.
Principio del divieto di reformatio in peius
La Corte conferma che l'assoluzione in appello da un capo non comporta automaticamente una modifica favorevole della pena se il giudice di primo grado non aveva imputato alla pena alcun aumento riferibile a quel capo; in sostanza l'appello non può peggiorare la posizione del ricorrente laddove la presunta variazione deriverebbe da aumenti non operati in primo grado.
Giurisprudenza citata: Sez. 6, n. 17461 del 06/03/2019, Piras, Rv. 275549
Sez. 6, n. 17461 del 06/03/2019, Piras, Rv. 275549
Richiamata quale precedente che definisce il criterio interpretativo: la simulazione di reato sussiste se la falsa denuncia è astrattamente idonea a far sorgere attività investigativa; la mera inverosimiglianza rileva solo se esclude prima facie ogni possibilità di azione degli organi.
Massime di principio
- Per la configurabilità della simulazione di reato (art. 367 c.p.) è sufficiente che la denuncia falsa sia idonea ad astrattamente determinare l'attivazione degli organi inquirenti; solamente la inverosimiglianza immediatamente percepibile che escluda ogni possibilità di indagine impedisce la sussistenza del reato.
- In sede di cassazione la valutazione della sussistenza del reato di pericolo segue il criterio della idoneità astratta della condotta a generare l'attività investigativa, per cui contestazioni sulla verosimiglianza devono dimostrare che la denuncia fosse manifestamente e inequivocabilmente impossibile.
- Sul piano delle pene, l'assoluzione in appello da uno dei capi non comporta automaticamente una rideterminazione della pena se il giudice di primo grado non aveva applicato alcun aumento collegato a quel capo; quindi verificare sempre che aumenti e circostanze aggravanti contestate siano stati concretamente applicati in primo grado prima di invocare il divieto di reformatio in pejus.
- Prima di proporre ricorso per cassazione, valutare con attenzione la specificità dei motivi: questioni di fatto e di valutazione probatoria sono difficilmente sindacabili se la motivazione non presenta contraddizioni manifeste o illogicità evidenti.
- Nelle controversie che coinvolgono più imputati e più capi di imputazione, occorre verificare punto per punto la correlazione tra singoli capi, gli aumenti di pena applicati e la loro imputabilità, per comprendere l'effettivo impatto di un'eventuale assoluzione parziale.
Testo integrale
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