Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17259/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano per vizi di motivazione relativi alla qualificazione giuridica del fatto (contestata derubricazione da tentato omicidio a lesioni o viceversa), alla ritenuta sussistenza dell'aggravante della premeditazione e alla congruità della pena. In particolare sostengono che la Corte d'appello abbia limitato la motivazione a un generico rinvio alla pronuncia del Gip/prime cure, senza fornire risposta puntuale alle osservazioni difensive sull'idoneità dell'azione a cagionare la morte e sull'elemento soggettivo (dolo omicidiario). Si contesta altresì l'applicazione dell'aggravante della premeditazione per assenza di elementi quali lo studio pregresso, l'organizzazione di mezzi, un lasso di tempo apprezzabile tra concepimento e azione; infine si censura la motivazione sul trattamento sanzionatorio perché ritenuta insufficiente e non tener conto della giovane età, del comportamento processuale e dell'abbreviato.

La decisione

Il testo fornito riporta esclusivamente i motivi di ricorso e le censure della difesa; non è presente nell'estratto una conclusione esplicita della Corte né l'esito definitivo dell'impugnazione. Dall'estratto si evince che i ricorrenti lamentano omissioni e genericità nella motivazione della decisione impugnata, chiedendo la riqualificazione del fatto, l'esclusione dell'aggravante della premeditazione e una rideterminazione della pena, ma l'esito concreto (accoglimento o rigetto) non è espresso nel brano fornito.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    Il tentativo richiede l'idoneità dell'azione a cagionare il bene giuridico protetto e il dolo specifico; la difesa sostiene che manchi prova dell'idoneità e del dolo omicidiario, con richiamo all'orientamento che esclude il tentativo se l'agente ha operato con dolo eventuale.

  • art. 575 c.p. (omicidio) e art. 582 c.p. (lesioni)

    La controversia verte sulla corretta qualificazione tra tentato omicidio (o omicidio) e lesioni: la difesa rileva che il colpo ha raggiunto zona non vitale e che l'agente non ha sparato ulteriormente, elementi che giustificherebbero una derubricazione in lesioni.

  • norme/criteri giurisprudenziali sulla premeditazione

    Per l'aggravante della premeditazione è richiesto, secondo la giurisprudenza richiamata nelle censure, un apprezzabile lasso di tempo e segni di pianificazione (studio di occasione, predisposizione di mezzi e modalità esecutive). La difesa sostiene l'assenza di tali elementi e che al più sussista una mera preordinazione non sufficiente all'aggravante.

  • principio motivazionale (giurisprudenza Cassazione su rinvio per relationem)

    La Cassazione ammette il rinvio per relationem alla motivazione di altro giudice se il giudice del gravame dà conto delle ragioni della conferma rispetto ai motivi di impugnazione; i ricorrenti sostengono che ciò non sia avvenuto e che si sia invece avuto un mero riassunto senza risposta diretta.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello deve motivare specificamente le ragioni per le quali conferma o modifica la qualificazione giuridica del fatto: il semplice rinvio alla motivazione di primo grado è ammissibile solo se accompagnato da un'analisi delle ragioni della conferma rispetto ai motivi d'appello.
  • La derubricazione da tentato omicidio a lesioni può trovare fondamento quando manca prova dell'idoneità dell'azione a cagionare la morte o dell'elemento soggettivo del dolo omicidiario (es. colpo unico su area non vitale, assenza di reiterazione di colpi, mancata evidenza di volontà di uccidere).
  • L'aggravante della premeditazione richiede elementi concreti di studio e organizzazione e un lasso di tempo apprezzabile tra concepimento e realizzazione: la mera predisposizione di mezzi o la volontà sorta poco prima dell'azione non sono necessariamente sufficienti.
  • Nella determinazione della pena il giudice deve tenere esplicitamente conto delle circostanze personali (età, condotta processuale, ammissione degli addebiti, scelta del rito abbreviato) e motivare in modo specifico la congruità della commisurazione.
  • Le censure per vizio di motivazione sono fondate se il giudice omette di confrontarsi con i punti cruciali dell’impugnazione: la decisione deve mostrare il collegamento logico tra le evidenze probatorie, la qualificazione giuridica e la valutazione del dolo o della colpa.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.