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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15923/2022 del 26/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Carnovale impugnava la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per appropriazione indebita continuata; deduceva vizi di motivazione in quanto la sentenza si sarebbe basata sulle risultanze di cassa (un debito residuo di oltre €77.000) senza provare la effettiva disponibilità personale delle somme e senza tener conto della riserva di verifica promessa dall'imputato. Inoltre censurava la mancata valutazione del ruolo rilevante del coimputato Rindone e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche rispetto all'aggravante per abuso della prestazione d'opera, nonché la mancata considerazione del comportamento collaborativo dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile come generico. Ha ritenuto corretta la ricostruzione della Corte d'appello secondo cui l'entità degli ammanchi non era stata efficacemente contestata dall'imputato, la verifica promessa non è stata concretamente esperita o non ha mutato le risultanze di cassa, e la condotta del subagente Rindone non esclude la responsabilità di Carnovale poiché Rindone operava per conto dell'imputato, che era responsabile verso la compagnia e della gestione delle somme riscosse. Quanto al trattamento sanzionatorio, la Suprema Corte ha ritenuto non manifestamente illogica la valutazione di merito che ha ritenuto le attenuanti equivalenti all'aggravante legata al rapporto di agenzia e ha confermato la congruità della pena. Per l'inammissibilità del ricorso sono state confermate le condanne alle spese: pagamento delle spese processuali, pagamento di €3000 alla cassa delle ammende e rifusione delle spese della parte civile liquidate in €3.510,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 646 c.p. (appropriazione indebita)

    La fattispecie contestata è stata qualificata come appropriazione indebita continuata: la Corte ha ritenuto provata l'appropriazione da parte dell'agente delle somme riscosse che dovevano essere versate alla compagnia

  • Giurisprudenza Cassazione, Sez. 2, Sent. n. 46343 del 26/10/2016 (citata)

    Sez. 2, Sentenza n. 46343 del 26/10/2016 Ud. (dep. 03/11/2016 ) Rv. 268473 - 01

    Richiamata per affermare che il sindacato sulla comparazione tra aggravanti e attenuanti in Cassazione è consentito solo se emerge arbitrio o illogicità manifesta; nel caso la Corte riteneva congrua la motivazione di merito

Massime di principio

  • Il mero riconoscimento contabile di un ammanco, senza fornire elementi contrari o verifiche effettive che dimostrino l'assenza di disponibilità personale delle somme, difficilmente esclude la responsabilità penale per appropriazione indebita.
  • Se un coimputato (es. subagente) agisce per conto dell'imputato principale e le somme sono gestite da quest'ultimo nei confronti della società, la responsabilità penale può ricadere sull'agente principale anche in presenza di concorso di condotte.
  • Le riserve difensive di verifica devono essere effettivamente esperite e produrre risultati concreti per incidere sul giudizio di responsabilità: altrimenti il giudice può ritenere confermate le risultanze probatorie iniziali.
  • In Cassazione le censure sulla motivazione di merito devono essere specifiche e confrontarsi concretamente con le argomentazioni della sentenza impugnata; i ricorsi generici sono dichiarati inammissibili.
  • Il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti è di competenza del giudice di merito e solo se la decisione appare frutto di arbitrio o illogicità manifesta la Cassazione interviene.

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