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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27046/2023 del 21/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per invasione arbitraria di edificio (art. 633 c.p.), sostenendo che: 1) mancava l'arbitrarietà della condotta perché l'immobile era un alloggio popolare in precedenza occupato da Semeraro Vincenzo e successivamente detenuto da Piagesi Giovanna (figlia), la quale avrebbe avuto disponibilità e chiavi, quindi il padre sarebbe rimasto in casa non "sine titulo"; 2) era applicabile la scriminante dello stato di necessità per evitare un danno grave alla persona; 3) la pena avrebbe dovuto essere attenuata (attenuanti generiche, sospensione condizionale) e, con memoria successiva, è stata invocata la prescrizione del reato. La difesa sosteneva che la figlia aveva la disponibilità dell'alloggio e che il comportamento del ricorrente non era arbitrario.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (sentenza del 12/04/2023). Ha confermato la qualificazione del fatto come invasione arbitraria di edificio e la condanna al pagamento di 400 euro di multa, respingendo tutte le doglianze: 1) fatto e diritto: la figlia non aveva titolo per detenere o trasferire legittimamente la disponibilità dell'alloggio, perciò l'imputato permase "sine titulo"; la nozione di "invasione" non richiede aggressività o spoglio violento, ma l'introduzione contra ius; 2) stato di necessità: non provato, perché la difficoltà a reperire un alloggio non costituisce pericolo attuale di danno grave alla persona; 3) sanzione: la pena (multa di 400 euro) è risultata contenuta e le attenuanti generiche non erano state dedotte in appello; 4) prescrizione: il reato, essendo stato accertato come permanente fino al 2018, non era prescrittibile alla data del giudizio; infine condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Decisione ritenuta fondata richiamando giurisprudenza di legittimità (es. Sez. II, sent. n. 53005/2016).

Norme richiamate

  • art. 633 cod. pen. (invasione di terreni o edifici)

    La Corte interpreta l'elemento dell'"invasione" come comportamento arbitrario di chi si introduce o permane in altrui proprietà "contra ius" senza che sia necessario che l'azione sia accompagnata da violenza o spoglio effettivo dell'avente diritto; l'assenza di titolo del detentore precedente rende inefficace la presunta 'consegna' a terzi

  • scriminante dello stato di necessità (art. 54 cod. pen. - principio generale)

    Applicazione rigorosa: per riconoscere lo stato di necessità occorre dimostrare un pericolo attuale di danno grave alla persona; il mero bisogno abitativo o la difficoltà a reperire un alloggio non sono di per sé sufficenti

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. II, Sentenza n. 53005 del 11/11/2016, Rv. 268711 - 01)

    Richiamata come principio secondo cui l'occupazione di un alloggio pubblico da parte di soggetto non assegnatario può integrare il reato di invasione anche in assenza di spoglio violento; ribadisce che la mancanza di titolo del detentore precedente priva di efficacia le supposte 'consegne'

Massime di principio

  • L'occupazione di un immobile (anche pubblico/popolare) da parte di chi non è legittimamente assegnatario configura il reato di invasione anche se non vi è stata violenza o spoglio materiale dell'avente diritto: conta l'assenza di titolo e la permanenza "sine titulo".
  • La semplice disponibilità fattuale da parte di un terzo (es. figlia o convivente) che non abbia titolo non trasferisce un diritto valido a terzi; la 'consegna' operata da un detentore privo di titolo non scrimina chi occupa.
  • La scriminante dello stato di necessità è applicabile solo se sussiste un pericolo attuale e concreto di un danno grave alla persona; difficoltà abitative o bisogno di una casa non sono di per sé sufficiente giustificazione penale.
  • La continuazione o la permanenza nell'illecito (reato permanente) può far decorrere la durata del reato fino al suo accertamento; ciò incide sulla configurabilità della prescrizione.
  • In sede di appello/cassazione, l'assenza di specifica deduzione di attenuanti generiche o di una richiesta precisa di sospensione condizionale può precludere la loro valutazione favorevole in sede superiore.

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