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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24287/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza di appello che lo aveva confermato condannato per: capo B) riciclaggio, contestato per avere sostituito targhe e codice identificativo del telaio della Fiat 600 (tg. CC383FD) per ostacolarne l'identificazione e quindi la provenienza delittuosa dal reato indicato nell'art. 334 c.p.; capo C) delitto di cui all'art. 490 c.p., contestato per aver distrutto o occultato le targhe originali della medesima autovettura. In Cassazione deduceva violazione di legge e illogicità della motivazione (in particolare sulla partecipazione al reato presupposto) e vizi della motivazione riguardo alla responsabilità per la soppressione delle targhe.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse logica e coerente, avendo evidenziato elementi (ricezione del mezzo in regalo da Campanella, conoscenza del vincolo amministrativo sul mezzo, le modalità della 'pulitura' compresa la combustione della carrozzeria) che provano la piena consapevolezza dell'imputato circa la provenienza illecita del veicolo e la finalità occultante delle operazioni sulle targhe e sul telaio. La Corte di legittimità ha inoltre ricordato i limiti del proprio sindacato circa la rilettura del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • articolo 334 codice penale

    Riferito come reato presupposto per la provenienza illecita del veicolo; la Corte di merito ha ritenuto che le condotte di alterazione (targhe, telaio) fossero volte a occultare la provenienza dal reato indicato e che l'imputato fosse consapevole di tale provenienza

  • articolo 490 codice penale

    Applicato per la distruzione/occultamento delle targhe originali; la Corte ha ritenuto la responsabilità dell'imputato non solo per la dichiarazione di possesso delle targhe ma anche per la coerenza dell'operazione con il piano volto a rendere il veicolo idoneo a circolare occultandone l'identità

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non riesamina i fatti né riformula valutazioni probatorie: un ricorso basato su mera rivalutazione degli elementi di fatto è inammissibile
  • La censura per 'illogicità della motivazione' richiede che la contraddittorietà o la carenza logica emergano in modo manifesto dal testo della sentenza impugnata; non basta il dissenso sull'apprezzamento probatorio
  • Quando le operazioni di alterazione dei segni identificativi (targhe, telaio) sono compiute con modalità dirette a eliminare tracce e compatibili con un piano di occultamento, il giudice può inferire la consapevolezza della provenienza illecita del bene
  • La ricettazione/riciclaggio contestata come collegata a un reato presupposto richiede elementi che colleghino il comportamento di occultamento alla provenienza criminosa: la semplice detenzione non è sufficiente se non supportata da circostanze che dimostrino conoscenza o volontà di occultamento
  • Per contrastare efficacemente una sentenza di merito in Cassazione è necessario contestare profili giuridici di diritto o dimostrare incongruenze manifeste nella motivazione, indicando con precisione i punti in cui la sentenza violerebbe norme o principi logici

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