Cassazione Penale, Sentenza n. 10074/2026 del 16/03/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta responsabilità penale. La difesa contestava: l'indifferenza probatoria delle dichiarazioni dei collaboranti Sergio Macaluso e Silvio Guerrera (il primo riferiva fatti estranei, il secondo dichiarazioni generiche); la erronea identificazione del Verga come partecipante al colloquio intercettato il 16 agosto 2014 sull'autovettura di Lucera; la scarsa efficacia probatoria delle altre intercettazioni (allegati 43 e 44) prive di ulteriori riscontri investigativi. Si lamentava che la Corte di appello, nel giudizio di rinvio, non avesse sanato i vuoti argomentativi indicati nella sentenza rescindente e avesse attribuito centrale rilevanza probatoria a intercettazioni non adeguatamente valorizzate e motivate.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Pur rilevando che il giudice del rinvio aveva affrontato parzialmente alcune critiche, la Corte ha constatato una carenza motivazionale decisiva sulla valutazione delle intercettazioni, considerate dalla Corte d'appello elemento centrale per la condanna. La motivazione della Corte d'appello è stata definita in parte apodittica e priva di puntuali riferimenti al tenore delle conversazioni e al loro collegamento probatorio con il ruolo contestato al Verga. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra Corte d'appello.
Norme richiamate
art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990
art.73, comma 1 , d.P.R. n. 309 del 1990
La norma è stata applicata per contestare la commercializzazione e il taglio/distribuzione di sostanze stupefacenti; la Corte ha però ritenuto che, prima di confermare una condanna ai sensi di tale norma, fosse necessaria una motivazione solida e puntuale a supporto del nesso probatorio tra intercettazioni, dichiarazioni dei collaboranti e ruolo concreto dell'imputato.
Massime di principio
- La valutazione delle intercettazioni richiede motivazione puntuale: il giudice deve riportare e valutare il contenuto specifico delle conversazioni e spiegare perché esse non risultano ambigue rispetto al ruolo contestato.
- Le dichiarazioni dei collaboranti possono avere valore contestualizzante ma, se non corroborate da riscontri concreti, non sono sufficienti da sole a fondare una condanna; il loro ruolo probatorio deve essere adeguatamente valutato e motivato.
- I dubbi sull'identificazione di persone in intercettazioni (chi parla/chi è presente) devono essere risolti con elementi oggettivi o ulteriori indagini; l'incertezza lascia aperta la strada all'annullamento per carenza di motivazione.
- Il giudice d'appello, specie in sede di rinvio dopo annullamento, deve fornire risposte specifiche e non apodittiche ai rilievi della difesa: replicare in termini generici ai motivi di gravame è sintomo di vizio motivazionale.
- In situazioni similari, per evitare un nuovo annullamento, l'organo giudicante dovrebbe integrare la motivazione con collegamenti logici tra prove (intercettazioni, dichiarazioni, riscontri materiali) e il ruolo attribuito all'imputato, indicando perché le prove considerate decisive siano attendibili e non equivoche.
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