Cassazione Penale, Sentenza n. 40076/2025 del 12/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 3 giugno 2025 con cui il Tribunale di Napoli ha dichiarato inammissibile il riesame avverso la convalida del sequestro preventivo del 14 maggio 2025. Il ricorrente deduceva l'illegittimità della declaratoria di inammissibilità per presunta genericità della procura speciale del 26 marzo 2025 (sosteneva che la procura era estensiva e valida sia per la persona fisica che per la società Lena Ingrosso s.r.l.), violazione dei diritti di difesa e delle norme processuali richiamate (artt. 100, 125, 324, 568, 582, 583, 591 c.p.p., art. 111 Cost. e art. 6 CEDU), e mancata valutazione del fumus commissi delicti. Inoltre si allegava l'esistenza di precedente ordinanza del Riesame (9 maggio 2025) che aveva ritenuto valida la stessa procura e si affermava la persistenza dell'interesse all'impugnazione anche dopo revoca del sequestro per motivi formali, compresa la contestata condanna alle spese.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. Ha ritenuto preliminarmente che l'ordinanza di convalida del 14 maggio 2025, resa ai sensi dell'art. 321, comma terzo-bis, c.p.p., non è impugnabile in riesame (il riesame è diretto esclusivamente contro il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice). Di conseguenza, anche ammettendo valide le doglianze sulla procura speciale, esse non avrebbero potuto produrre un vantaggio concreto per il ricorrente. Inoltre il successivo decreto di sequestro (27 giugno 2025) era stato annullato e la merce era stata restituita (24 luglio 2025), per cui non sussisteva un interesse attuale e concreto all'annullamento dell'ordinanza impugnata; neppure l'interesse alla revoca della condanna alle spese è stato ritenuto idoneo a conferire rilevanza a un ricorso diretto contro un provvedimento inoppugnabile. Pertanto il ricorso è stato respinto.
Norme richiamate
art. 321, comma terzo-bis, cod. proc. pen.
La Corte ha interpretato questa norma nel senso che l'ordinanza di convalida del decreto di sequestro disposto d'urgenza dal P.M. non è impugnabile in riesame; solo il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice è oggetto del riesame.
art. 568, comma quarto, cod. proc. pen.
La norma richiede un interesse diretto, effettivo e concreto all'impugnazione; la Corte ha ribadito che l'interesse deve tradursi in un vantaggio pratico e attuale per l'impugnante e non può limitarsi a un interesse astratto alla correttezza teorica della decisione.
Richiamata dalla difesa come principio di conservazione degli atti; la Corte ha ritenuto che anche se applicabile, il principio non può supplire all'inammissibilità di un ricorso diretto avverso un provvedimento inoppugnabile.
artt. 100, 125, 324, 582, 583, 591 cod. proc. pen.
Norme richiamate dalle parti in relazione a formalità della procura, legittimazione e impugnazioni. La Corte non ha esaminato nel merito le censure su questi articoli perché ha escluso la rilevanza dell'impugnazione per inoppugnabilità del provvedimento impugnato e per mancanza di interesse concreto.
art. 111 Cost.
Il principio del giusto processo è stato evocato dalla difesa; la Corte ha ritenuto che l'invocazione non basti a superare il requisito dell'interesse concreto all'impugnazione quando il provvedimento è inoppugnabile o quando il vantaggio pratico è venuto meno.
art. 6 CEDU
Richiamato come garanzia di accesso effettivo alla giustizia; la Corte ha stabilito che l'art. 6 non giustifica un'impugnazione priva di interesse concreto o diretta avverso un atto inoppugnabile.
Massime di principio
- Verificare sempre preliminarmente l'impugnabilità dell'atto: distinguere tra decreto di sequestro emesso dal giudice (impugnabile) e l'ordinanza di convalida ex art. 321 c.p.p. (spesso inoppugnabile in sede di riesame).
- Accertare l'esistenza di un interesse concreto, attuale e pratico all'impugnazione: l'interesse astratto alla correttezza giuridica non è sufficiente per rendere ammissibile il ricorso.
- Eventi sopravvenuti (es. annullamento del provvedimento e restituzione dei beni) possono estinguere o rendere privo di rilevanza l'interesse all'impugnazione, determinando inammissibilità per carenza di utilità.
- La contestazione della validità della procura speciale o della capacità di agire del difensore è rilevante solo se l'atto impugnato è effettivamente impugnabile e se l'annullamento può produrre un vantaggio concreto per il ricorrente.
- Quando si rappresentano più soggetti (persona fisica e società), è opportuno esplicitare la legittimazione autonoma e distinta per ciascuna posizione e allegare documentazione che dimostri l'effettiva rappresentanza rispetto al singolo provvedimento impugnato.
- Non confidare esclusivamente su precedenti decisioni favorevoli dello stesso organo: in caso di discontinuità, è necessario predisporre argomentazioni che dimostrino l'esistenza di un interesse concreto e provare l'efficacia immediata dell'eventuale accoglimento.
- Se si contesta la condanna alle spese derivante da una declaratoria di inammissibilità, valutare tempestivamente i rimedi idonei e la loro fattibilità alla luce dell'impugnabilità sostanziale dell'atto originario.
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