Cassazione Penale, Sentenza n. 343/2022 del 10/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti deducevano l'assoluta carenza di motivazione della sentenza d'appello rispetto ai motivi di gravame da loro proposti: la Corte d'Appello aveva riprodotto integralmente l'appello del pubblico ministero e dato risposte sommari e inadeguate agli argomenti difensivi, omettendo di valutare in modo specifico e decisivo elementi rilevanti (tra cui il ruolo effettivo degli imputati - amministratore di fatto vs. formalmente dimissionario - e il dolo necessario per le fattispecie di bancarotta). Si censurava altresì la motivazione apparente sulla quantificazione della pena e la mancata valutazione del beneficio della sospensione condizionale per Marotta; era segnalata la necessità di verifica dei termini di prescrizione e la rilevanza della pronuncia della Corte Costituzionale n. 222/2018 in ordine alle pene accessorie fallimentari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi sul primo motivo (difetto assoluto di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.), annullando la sentenza d'appello nei confronti dei ricorrenti e rinviando il processo ad altra Sezione della Corte d'Appello di Roma per nuovo esame con indicazione di fornire motivazione adeguata e specifica sulle doglianze difensive. La Corte ha altresì indicato che il giudice del rinvio dovrà verificare i termini di prescrizione (mancanza di atti trasmessi impediva verifica autonoma) e, in caso di nuova eventuale condanna, tenere conto della sentenza n. 222/2018 della Corte Costituzionale in ordine alla misura delle pene accessorie e valutare la concessione della sospensione condizionale della pena per Marotta.
Norme richiamate
art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. e)
La Cassazione ha applicato questo vizio formale per annullare la sentenza ritenendo che la Corte d'Appello non abbia fornito una motivazione adeguata e completa rispetto ai motivi di appello decisivi proposti dagli imputati
Richiamato nel ricorso come canone valutativo delle prove; la decisione evidenzia che la motivazione di condanna deve esplicitare la valutazione delle prove e il nesso con la responsabilità contestata
Riferimento alle pene accessorie fallimentari; la Corte ha richiamato la necessità, in caso di nuova pronuncia di merito, di tener conto della pronuncia della Corte Costituzionale n. 222/2018 che ha inciso sulla misura delle pene accessorie
Sentenza Corte Costituzionale n. 222/2018
Richiamata come parametro che modifica l'applicazione delle pene accessorie fallimentari e che il giudice del rinvio dovrà considerare nella determinazione della sanzione accessoria
Massime di principio
- La Cassazione annulla quando la motivazione di appello non affronta in modo specifico e decisivo le doglianze fondamentali proposte dagli imputati: la mera riproduzione dell'appello della pubblica accusa non sostituisce una motivazione organica
- Se la condanna poggia su un ruolo di fatto (es. amministratore di fatto) occorre che la motivazione espliciti e giustifichi il salto probatorio rispetto alle dimissioni o all'assenza di nomina formale
- La mancanza di documentazione completa trasmessa alla Cassazione può determinare la necessità di rinvio per verifiche sui termini di prescrizione; il giudice del rinvio deve ricostruire esaurientemente la tempistica processuale
- In caso di rinnovata valutazione di merito, il giudice deve tener conto di eventuali interventi costituzionali o legislativi intervenuti successivamente (es. Corte Costituzionale n. 222/2018) che incidono su accessori di pena e misure obbligatorie
- La concessione di benefici processuali o penitenziari (es. sospensione condizionale) va esaminata e motivata specificamente quando la pena è rideterminata in grado d'appello
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