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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24510/2025 del 03/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del GIP del 20/01/2025 che aveva revocato la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità e ripristinato la pena originaria nella sua interezza. Il ricorrente denunciava che il provvedimento non aveva tenuto conto delle 181 ore di lavoro già eseguite su un totale di 292 ore previste, chiedendo che tali ore venissero computate e sottratte dalla pena residua.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato l'ordinanza limitatamente alla determinazione della pena residua e ha rinviato al G.I.P. di Novara per il nuovo esame. La Corte ha affermato il principio secondo cui la revoca del lavoro di pubblica utilità non opera retroattivamente: va ripristinata solo la pena residua, calcolata sottraendo dalla pena complessivamente inflitta il periodo di lavoro positivamente espletato, con il ragguaglio previsto dall'art. 58 d.lgs. n. 274/2000; ha inoltre ribadito che l'art. 186, comma 9-bis, cod. strada deroga soltanto alla durata edittale della pena sostitutiva e non al criterio di computo (2 ore = 1 giorno) previsto dall'art. 54, comma 5, d.lgs. n. 274/2000. Il G.I.P. dovrà ricalcolare la residua pena da espiare tenendo conto delle ore già prestate.

Norme richiamate

  • art. 186 cod. strada, commi 7 e 9-bis

    In deroga a quanto previsto dall'articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità

    Regola la sostituzione della pena con lavoro di pubblica utilità per il reato di guida in stato di ebbrezza; la Corte interpreta la deroga come limitata alla durata edittale, non al criterio di computo delle ore/giorni.

  • d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, art. 54, comma 5

    Un giorno di lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di due ore di lavoro

    Criterio di computo valido anche quando il lavoro di pubblica utilità è disposto ai sensi dell'art. 186 cod. strada: le ore svolte vanno convertite in giorni secondo questo parametro.

  • d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, art. 58

    Per ogni effetto giuridico l'obbligo di permanenza domiciliare ed il lavoro di pubblica utilità si considerano come pene detentive della specie corrispondente a quella della pena originaria

    Stabilisce l'equiparazione, ai fini di effetti giuridici e di ragguaglio, tra le pene para-detentive e la pena detentiva sostituita; consente di computare il periodo di lavoro eseguito come effettiva espiazione della pena.

  • d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, art. 56

    Il condannato che senza giusto motivo si allontana dai luoghi in cui è obbligato a rimanere o che non si reca nel luogo in cui deve svolgere il lavoro di pubblica utilità, o che lo abbandona, è punito con la reclusione fino ad un anno

    Prevede la rilevanza penale della mancata prestazione o dell'abbandono del lavoro di pubblica utilità; la Corte sottolinea che tale responsabilità penale è distinta, ma non giustifica la revoca ex tunc che azzeri il periodo già espiato.

  • legge n. 689/1981, art. 66 (testo poi richiamato in art.71 d.lgs. n.150/2022)

    La restante parte della pena si converte nella pena detentiva sostituita (testo storico), poi disciplinato come conversione della parte residua per violazione grave o reiterata

    Sul piano sistematico la norma e la sua novellazione indicano che la conversione opera ex nunc; ciò supporta l'interpretazione secondo cui la revoca non annulla retroattivamente il periodo regolarmente eseguito.

  • legge n. 689/1981, art. 72

    Prevede effetti della condanna a pena detentiva commessa durante l'esecuzione di una pena sostitutiva e dispone la conversione della parte residua secondo i criteri dell'art. 58; rafforza la necessità di applicare il ragguaglio.

  • art. 157 cod. pen. (richiamato dalla Corte Costituzionale, sent. n.2/2008)

    La giurisprudenza costituzionale ha contribuito a considerare il lavoro di pubblica utilità come sanzione sostitutiva con effetti parificati rispetto alle pene detentive per taluni profili, sostenendo l'equiparazione ai fini della disciplina sostanziale.

Massime di principio

  • La revoca del lavoro di pubblica utilità per inosservanza delle prescrizioni non opera retroattivamente: il giudice deve calcolare la pena residua sottraendo il periodo di lavoro regolarmente eseguito.
  • Per convertire le ore svolte in giorni di pena va applicato il criterio di ragguaglio dell'art. 54 d.lgs. n. 274/2000 (1 giorno = 2 ore).
  • L'art. 186, comma 9-bis, cod. strada deroga solo alla durata edittale della pena sostitutiva, non al criterio di computo delle ore/giorni.
  • La mancata prestazione o l'abbandono del lavoro di pubblica utilità può integrare reato ai sensi dell'art. 56 d.lgs. n. 274/2000, ma la sanzione penale autonoma non autorizza la duplicazione punitiva mediante annullamento del periodo già eseguito.
  • In caso analogo il difensore dovrebbe produrre prova documentale delle ore effettivamente prestate (rapporti U.E.P.E., attestazioni dell'ente) e chiedere il ricalcolo della pena residua ai sensi degli artt. 54 e 58 d.lgs. n. 274/2000.
  • Il giudice dell'esecuzione, nel rimettere la determinazione della residua pena, deve attenersi ai principi di diritto consolidati dalla Corte di Cassazione e al criterio di ragguaglio previsto dalla normativa speciale.

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