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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6054/2022 del 22/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di rescissione del giudicato relativa alla sentenza irrevocabile del Tribunale di Padova (11/11/2020) che aveva condannato il ricorrente per rapina impropria e lesioni aggravate. Il ricorso deduceva violazione degli artt. 420-bis e 629-bis c.p.p. e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che il condannato non aveva mai avuto effettiva conoscenza del procedimento perché tutte le notifiche erano state eseguite al difensore d'ufficio e i contatti tra difensore e assistito erano stati sporadici e anteriori all'inizio effettivo del processo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha ritenuto fondato l'accertamento della Corte d'Appello secondo cui il ricorrente aveva eletto domicilio presso il difensore d'ufficio e aveva avuto contatti con lui nella fase iniziale; il difensore aveva inoltre comunicato contatti con la madre del ricorrente che informò dell'allontanamento del figlio. Da tali elementi la Corte di merito ha legittimamente desunto che il ricorrente, pur informato dell'esistenza del procedimento, si sia posto volontariamente nella condizione di non conoscerne gli sviluppi (sottrazione alla conoscenza del processo). La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la sola elezione di domicilio non è sufficiente, occorrendo la verifica dell'effettivo rapporto professionale o di atti idonei a dimostrare la volontaria sottrazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; ricorso rigettato (decisione del 10 gennaio 2022).

Norme richiamate

  • art. 420-bis c.p.p.

    Norma rilevante per la dichiarazione di assenza e per la rescissione del giudicato: la Corte evidenzia che non è sufficiente la sola elezione di domicilio presso il difensore per presumere la conoscenza del procedimento; va accertato un rapporto effettivo o condotte che dimostrino la volontaria sottrazione alla conoscenza del processo.

  • art. 629-bis c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai rimedi processuali avverso l'ordinanza; la Corte non ha ritenuto sussistente la violazione prospettata, confermando l'interpretazione della giurisprudenza sulla necessità di elementi probatori idonei a dimostrare la mancata conoscenza involontaria del processo.

  • Sez. U., n. 23948 del 28/11/2019 (giurisprudenza)

    Sezioni Unite n. 23948/2020 citata in motivazione

    Il principio richiamato stabilisce che la sottrazione alla conoscenza del procedimento richiede l'accertamento di condotte positive e del necessario coefficiente psicologico; tuttavia la Corte di Cassazione chiarisce che la sottrazione può essere anche desunta dal fatto che l'imputato si sia posto consapevolmente nella condizione di sottrarsi, senza necessità di atti materialmente finalizzati alla 'vocatio in iudicium'.

Massime di principio

  • La sola elezione di domicilio presso un difensore non prova automaticamente che l'imputato abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento: il giudice deve verificare l'esistenza di un rapporto professionale effettivo o di atti che dimostrino la conoscenza o la volontaria sottrazione.
  • La 'volontaria sottrazione alla conoscenza del processo' non richiede necessariamente atti positivi di elusione della notifica; è sufficiente che l'imputato si sia posto consapevolmente nella condizione di non informarsi sul procedimento (es. mancato contatto continuativo col difensore, allontanamento dal domicilio pur essendo a conoscenza delle indagini).
  • Elementi quali elezione di domicilio, contatti con il difensore in fasi pregresse e comunicazioni attraverso familiari possono concorrere logicamente a fondare la presunzione di consapevole disinteresse dell'imputato verso il processo.
  • In caso di richiesta di rescissione del giudicato per mancata conoscenza del processo, l'onere della prova di una mancata notifica effettiva o di impossibilità di conoscenza grava su chi la invoca; le corti valutano l'insieme degli elementi probatori e la coerenza delle dichiarazioni del difensore e dei familiari.

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