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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46484/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Le imputate hanno impugnato la sentenza che le aveva condannate per tentato furto, lamentando violazione di legge e vizi motivazionali per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p. (quid relativo all'abitualità/"più reati della stessa indole").

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha rilevato che la motivazione della Corte d'appello ha interpretato la non occasionalità in modo errato, non considerando correttamente il criterio della "pluralità di reati della stessa indole" previsto dall'art. 131-bis c.p. Alla luce della giurisprudenza della Corte (Sez. U), la pluralità può consistere in almeno due illeciti della stessa indole, anche se successivi o non ancora definitivi, e può emergere anche in procedimenti che riguardino distinti reati della stessa indole. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente all'esclusione della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. e ha rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna per un nuovo esame della questione.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    La causa di non punibilità richiede una "pluralità di reati della stessa indole" (quindi almeno due illeciti della stessa tipologia), che possono essere anche successivi rispetto al reato in esame; la pluralità può emergere sia da condanne irrevocabili sia da illeciti valutabili dal giudice nel procedimento (anche se non definitivi).

  • d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176 - art. 23, comma 8

    Norma procedurale menzionata in relazione alla trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale; non incide sul merito penale della questione sostanziale ma disciplina aspetti processuali relativi alla comunicazione degli atti.

  • Sez. U, n. 18891 del 27/01/2022 (Ubaldi) e Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 (Tushaj)

    Giurisprudenza della Corte di Cassazione che interpreta la locuzione "più reati della stessa indole" come pluralità di illeciti (almeno due) della stessa natura; chiarisce che tali reati possono essere anche successivi e che la pluralità può emergere anche da illeciti non ancora definitivamente giudicati ma valutabili dal giudice.

Massime di principio

  • La causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. richiede la verifica della "pluralità di reati della stessa indole": occorrono almeno due illeciti della stessa tipologia, che possono essere anteriori o successivi al reato principale.
  • La pluralità di reati ai fini dell'art. 131-bis può emergere non solo da condanne irrevocabili ma anche da illeciti pendenti o valutabili nel procedimento: il giudice deve considerare l'insieme delle condotte presenti nel fascicolo/processo.
  • Il mancato esame o una motivazione carente circa la sussistenza dell'abitualità (art. 131-bis) può determinare l'annullamento della decisione di merito e il rinvio per un nuovo esame da parte del giudice d'appello.
  • In casi analoghi il difensore dovrà evidenziare specificamente la presenza di più illeciti della stessa indole (anche se non ancora definitivi) e sollecitare che il giudice valuti espressamente tale elemento nella motivazione.
  • La Corte di Cassazione utilizza la propria giurisprudenza di legittimità per delimitare il significato di "più reati della stessa indole": i giudici di merito devono conformarsi a tali criteri interpretativi o rischiano la cassazione con rinvio.

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