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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47194/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Attanasio impugnava l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Trieste che aveva dichiarato inammissibile l'opposizione contro il decreto del Magistrato di Sorveglianza di Udine che aveva rigettato la sua istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. L'Attanasio deduceva che il direttore della Casa Circondariale di Novara aveva rifiutato di consegnargli la copia cartacea del ricorso, impedendogli così di depositare tempestivamente l'opposizione e violando il suo diritto di difesa.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi riuniti. Ha ritenuto che il vizio denunciato non fosse riconducibile a una violazione di legge (richiesta dal comma 4 dell'art. 99, d.P.R. 115/2002) ma, piuttosto, a una carenza motivazionale o a mere allegazioni fattuali generiche. Il ricorrente non ha fornito una sequenza temporale dettagliata né prove che il rifiuto del direttore fosse l'unica causa del ritardo nel deposito. Conseguentemente i ricorsi sono stati considerati proposti per motivi non consentiti. L'Attanasio è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 115/2002, art. 99, comma 4

    Il comma richiede che il ricorso in Cassazione (o l'impugnazione in sede competente) impugni violazioni di legge; la Corte ha ritenuto che la lamentata condotta del direttore della Casa circondariale attiene a carenze probatorie e motivazionali e non a una specifica violazione di norma di legge, pertanto il motivo non era consentito.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000, n. 186

    La sentenza è richiamata come criterio per l'applicazione di sanzioni (versamento alla Cassa delle ammende) quando l'inammissibilità dipende da colpa del ricorrente. La Corte ha ritenuto, nella fattispecie, che non sussistessero elementi per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e ha quindi condannato il ricorrente al pagamento della somma.

Massime di principio

  • Quando si impugna un provvedimento davanti a giudici superiori ai sensi dell'art. 99 d.P.R. 115/2002, il motivo deve evidenziare una violazione di legge specifica e non limitarsi a lamentare una carenza motivazionale o fatti generici.
  • Se si vuole dedurre che ostacoli materiali (es. rifiuto del direttore dell'istituto a consegnare atti) hanno impedito il tempestivo deposito, è fondamentale documentare la sequenza temporale e fornire prove (attestazioni, richieste formali, testimoni, registro entrate/uscite) che colleghino direttamente l'ostacolo al ritardo.
  • Allegazioni puramente generiche o non corroborate non bastano: il giudice può qualificare il motivo come non consentito e dichiarare il ricorso inammissibile.
  • In caso di inammissibilità per motivi ritenuti colposi, il ricorrente può essere condannato a pagare spese processuali e somme alla Cassa delle ammende; va valutato attentamente se sussiste colpa prima di proporre ricorso.
  • Prima di proporre impugnazioni, il detenuto o il suo difensore dovrebbe utilizzare ogni mezzo documentale e procedurale disponibile (richieste scritte al direttore, segnalarne il rifiuto al magistrato di sorveglianza, acquisire certificazioni dell'Ufficio Matricola) per rendere provata l'impossibilità materiale di rispettare termini.
  • Se la questione riguarda responsabilità del personale penitenziario, può essere opportuno avviare parallelamente le azioni amministrative o civili/disciplinari opportune piuttosto che basare l'impugnazione principale su tali fatti senza adeguata prova.

Testo integrale

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