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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30386/2022 del 01/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per due ipotesi di cessione di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). Il ricorrente ha censurato: 1) insufficienza del quadro indiziario, prospettando l'assenza di identificazione della tipologia, qualità e del peso delle sostanze asseritamente cedute durante i brevi ingressi del 7 ottobre e dell'8 novembre 2019, nonché l'esito negativo delle perquisizioni e la mancata emersione di conversazioni che lo riguardassero; 2) la non condivisibilità del giudizio di pericolo di recidiva e dell'esclusiva adeguatezza della custodia in carcere, essendo la persona formalmente incensurata e meritevole, secondo la difesa, della misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia correttamente valutato il grave quadro indiziario sulla base di un coacervo probatorio costituito da videosorveglianza esterna, molteplici conversazioni intercettate riportate analiticamente nella motivazione, il sequestro di una somma rilevante di denaro e di un telefono cellulare criptato in possesso dei complici, nonché la coincidenza degli elementi emersi nelle indagini. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto congruamente motivato il giudizio di concreto e persistente pericolo di recidiva per le modalità di esecuzione dell'attività di narcotraffico (uso di comunicazioni criptate, consistente flusso di stupefacenti e denaro, assenza di attività lavorativa), valutazioni di fatto non sindacabili in cassazione. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La norma è stata interpretata nel senso che le ipotesi di cessione di sostanze stupefacenti possono essere adeguatamente supportate da un coacervo di elementi indiziari (videosorveglianza, intercettazioni, sequestro di denaro e dispositivi criptati) idonei a fondare la misura cautelare in carcere quando ricorra il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.

Massime di principio

  • Un insieme coerente di elementi indiziari (videosorveglianza, intercettazioni, sequestro di denaro e dispositivi criptati) può essere sufficiente a fondare la gravità indiziaria anche in assenza di precisazione immediata della tipologia o del peso della sostanza.
  • La formale incensuratezza dell'indagato non esclude di per sé la misura cautelare più afflittiva se emergono elementi concreti e specifici che rendono attuale il pericolo di reiterazione del reato.
  • L'utilizzo di strumenti di comunicazione criptati e il riscontro di un consistente flusso di denaro/stupefacenti sono indicatori rilevanti della professionalità e dell'inserimento stabile nell'illecito commercio di stupefacenti, giustificanti misure cautelari severe.
  • Le valutazioni di fatto compiute dal giudice del merito (congrua motivazione su fonti probatorie complesse) sono difficilmente sindacabili in sede di legittimità; le censure in cassazione devono essere specifiche e attinenti a errori di diritto o a contraddizioni logiche nella motivazione.
  • Nel giudizio sulla misura cautelare va sempre considerata la consistenza complessiva del materiale probatorio e il concreto rischio di reiterazione, non solo singoli elementi isolati o il mero dato soggettivo (es. incensuratezza).

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