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Sentenza

Sentenza n. 1178/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento - previa tutela cautelare - del provvedimento n. 1947 del 2/9/2025 del Consolato Generale d’Italia in Canton (RPC) - comunicato il 3/9/2025 - che dispone il diniego di visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202512925

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato fondato sul rischio migratorio

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente, cittadino cinese, aveva ricevuto da un connazionale residente in Italia una proposta di lavoro domestico subordinato e aveva ottenuto, su richiesta nominativa del datore di lavoro, il nulla osta al lavoro rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione. A seguito della successiva istanza di visto, il Consolato Generale d’Italia in Canton ha negato il visto prospettando il rischio migratorio. Il ricorso ha dedotto il difetto di istruttoria e di motivazione, contestando l’insufficiente dimostrazione di elementi concreti idonei a indicare che il richiedente intendesse abusare del titolo di ingresso o perseguire una finalità diversa da quella dichiarata.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego consolare. Ha ritenuto che la valutazione del rischio migratorio, pur caratterizzata da discrezionalità amministrativa ed eventualmente da profili tecnici, sia soggetta al sindacato giurisdizionale quanto al rispetto delle regole di legittimità, istruttoria e motivazione. Il rischio migratorio deve essere desunto da elementi obiettivi, idonei a fondare sul piano inferenziale una ragionevole possibilità di abuso del visto, e non da una ricostruzione meramente ipotetica o soggettiva delle intenzioni del richiedente. Nel caso concreto, il provvedimento non risultava conforme a tale paradigma. Il MAECI è stato condannato alla rifusione delle spese di lite, liquidate in euro 1.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Il ricorso è stato definito con sentenza in forma semplificata all’esito della camera di consiglio, previo avviso alle parti.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

    La norma è stata richiamata quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016

    Le disposizioni sono state richiamate, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • La valutazione del rischio migratorio ai fini del rilascio di un visto d’ingresso per lavoro subordinato costituisce esercizio di potere discrezionale, eventualmente connotato da profili tecnici, ed è sindacabile dal giudice amministrativo quanto al rispetto delle regole di legittimità dell’azione amministrativa.
  • Il rischio migratorio può giustificare il diniego del visto soltanto quando sia desunto da elementi obiettivi, specifici e coerenti, idonei a fondare una ragionevole possibilità di abuso del titolo di ingresso; non è sufficiente una ricostruzione meramente ipotetica o soggettiva delle intenzioni del richiedente.
  • Il diniego consolare fondato sul rischio migratorio deve esplicitare un adeguato percorso istruttorio e motivazionale, correlando gli elementi concreti acquisiti alla conclusione circa l’effettiva probabilità di abuso del visto.
  • La mera mancata conoscenza, da parte del richiedente, di alcuni dettagli delle condizioni contrattuali non è, di per sé, indicativa di una diversa finalità migratoria o dell’intenzione di abusare del visto, se tale mancata conoscenza è ragionevolmente compatibile con la normale dinamica di instaurazione del rapporto di lavoro.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEmersione, decreto flussi e nulla ostaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezza

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