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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18683/2022 del 11/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca o sostituzione della custodia cautelare in carcere, chiedendo in particolare la sostituzione con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in Piemonte. La difesa ha invocato il decorso del tempo, la presunta irripetibilità del reato (legata a un incendio subito dagli imputati, con un autore deceduto e l'altro irreperibile), l'assenza di esigenze cautelari attuali, la mancata valutazione del pericolo di fuga e di inquinamento probatorio, il buon comportamento carcerario, e la specifica causale del delitto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente applicato la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., valutando non provati gli elementi idonei a superare la presunzione di necessità e adeguatezza della custodia cautelare in carcere. Il mero decorso del tempo è stato considerato insufficiente a modificare le esigenze cautelari, soprattutto avendo già il Tribunale respinto analoga istanza nove mesi prima. La valutazione del pericolo di reiterazione è stata ritenuta motivata con riferimento alle circostanze del delitto e alla presunta forte aggressività dell'imputato; il luogo degli arresti domiciliari è stato considerato irrilevante. In conseguenza della declaratoria di inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Presunzione doppia di sussistenza delle esigenze cautelari e di adeguatezza della misura della custodia cautelare in carcere; incombe sul ricorrente l'onere di dimostrare elementi concreti idonei a superare tale presunzione

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Riguarda le esigenze cautelari in generale; la Corte sottolinea che il giudice non deve motivare positivamente la sussistenza di tali esigenze se non è il ricorrente a prospettare elementi a dimostrazione della loro insussistenza o dell'adeguatezza di misure alternative

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'appello ex art. 310 (procedura di impugnazione avverso le misure cautelari); la Corte ha valutato correttamente l'appello nei limiti e secondo i criteri di legge

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Rilevato per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione di cassazione; norma procedurale relativa alle comunicazioni e registrazioni consequenziali

Massime di principio

  • La regolamentazione di cui all'art. 275, comma 3, pone una presunzione favorevole alla custodia in carcere che sposta l'onere sulla difesa di fornire elementi concreti per dimostrarne l'inadeguatezza
  • Il mero decorso del tempo non è, di per sé, idoneo ad escludere le esigenze cautelari: occorre dimostrare la concreta attenuazione dei rischi (reiterazione, fuga, inquinamento probatorio)
  • Le istanze ripetute e già rigettate hanno minore probabilità di successo se non emergono fatti nuovi rilevanti rispetto alle valutazioni precedenti
  • La valutazione del pericolo di reiterazione riguarda la commissione di delitti della stessa specie e non richiede che la futura condotta sia rivolta alla stessa specifica persona o avvenga in identiche condizioni
  • La richiesta di misura meno afflittiva (arresti domiciliari, braccialetto elettronico) richiede prova specifica che tali misure siano adeguate a neutralizzare i rischi cautelari; la sola proposta del luogo di detenzione non è decisiva
  • Se il ricorso non dimostra la manifesta illogicità della motivazione impugnata, può essere dichiarato inammissibile e comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie

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