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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46910/2022 del 12/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 21/12/2021 con cui la Corte d'Appello di Bologna ha revocato il beneficio della sospensione della pena precedentemente concesso a Biondi. La revoca si è fondata sull'esistenza di una diversa sentenza di condanna emessa il 25/03/2014 (irrevocabile il 02/04/2014) risultante nel certificato penale aggiornato acquisito in sede d'appello; il certificato penale acquisito in primo grado, invece, era "neutro". Il ricorrente ha dedotto errata applicazione di legge e vizio di motivazione, invocando principi di preclusione processuale espressi dalla giurisprudenza (Sezioni Unite n. 37345/2015) e un diverso orientamento (Sez. V n. 23133/2020) sul potere del giudice d'appello di revocare d'ufficio la sospensione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la revoca in sede esecutiva è ostata solo dalla conoscenza "documentale" della decisione ostativa al momento della cognizione (cioè ciò che emerge dal certificato del casellario) e che nel caso concreto il certificato acquisito in primo grado era neutro, quindi non sussisteva un errore imputabile al giudice che concesse la sospensione della pena. Quanto alla mancata revoca da parte della Corte d'Appello, la Cassazione ha seguito l'orientamento secondo cui quel potere è facoltativo/di ufficio e la sua omissione non genera preclusione processuale che impedisca al giudice dell'esecuzione di revocare la sospensione. Pertanto il ricorso è infondato e il ricorrente è condannato alle spese.

Norme richiamate

  • Sezioni Unite, sentenza n. 37345 del 23/04/2015 (Longo)

    ad essere ostativa alla revoca in executivis è esclusivamente la conoscenza "documentale" della decisione ostativa

    La preclusione alla revoca in sede esecutiva opera solo se la causa ostativa fosse documentata negli atti (certificato del casellario) al momento della decisione: se la prova documentale era presente nel fascicolo di cognizione, l'errore non è sanabile in esecuzione ma doveva essere dedotto con i rimedi di impugnazione.

  • Sez. V, sentenza n. 23133 del 09/07/2020

    afferma la doverosità della revoca del beneficio da parte del giudice di secondo grado e la conseguente preclusione nell'ipotesi di mancato esercizio di siffatto potere

    Sostiene che il giudice d'appello, se viene a conoscenza del precedente ostativo (tramite certificato aggiornato), ha il potere/dovere di revocare e che la mancata pronuncia potrebbe precludere la revoca in sede esecutiva (orientamento contrastato).

  • Sez. I, sentenza n. 24103 del 08/04/2021

    La natura eventuale della decisione di revoca è, dunque, svincolata dall'effetto devolutivo della impugnazione

    Affermato che il potere della Corte d'Appello di revocare la sospensione è facoltativo e la sua omissione non è fonte di preclusione processuale, potendo il giudice dell'esecuzione autonomamente intervenire.

  • Sez. n. 39190 del 09/07/2021

    Conferma l'orientamento secondo cui l'omissione del giudice d'appello non impedisce l'intervento del giudice dell'esecuzione; continua la giurisprudenza che limita la nozione di "nova" alla conoscenza documentale agli atti.

  • art. 674, comma 1-bis c.p.p. e art. 597 c.p.p.

    Riferimento alle norme che regolano i poteri del giudice dell'esecuzione (revoca della sospensione) e l'effetto devolutivo dell'appello: la decisione d'appello non comprende necessariamente, in assenza di deduzione da parte delle parti, tutti gli elementi riassunti come oggetto di cognizione tale da precludere l'intervento successivo del giudice dell'esecuzione.

Massime di principio

  • La revoca della sospensione della pena in sede esecutiva è ostata soltanto quando la causa ostativa risultava "documentalmente" dagli atti esistenti al momento della decisione di merito (certificato del casellario aggiornato allora in possesso del giudice): se il certificato era "neutro", la revoca in esecuzione è legittima.
  • Se la causa ostativa era presente nei fascicoli di cognizione (documentata), l'interessato doveva far valere l'errore mediante i rimedi di impugnazione nei termini e modi previsti; tale errore non è in generale sanabile in sede esecutiva.
  • L'omissione del giudice d'appello di revocare la sospensione, anche se venuto a conoscenza del precedente tramite certificato aggiornato, non necessariamente genera una preclusione processuale: il potere del giudice d'appello è ritenuto facoltativo da parte della Cassazione e non impedisce l'intervento del giudice dell'esecuzione.
  • In casi analoghi, verificare sempre quale fosse il contenuto del certificato del casellario acquisito al momento della decisione che ha concesso il beneficio: è il dato documentale temporale che decide se l'errore è deducibile solo in fase di impugnazione o è ancora rimediabile in esecuzione.
  • Per chi assiste l'imputato o il pubblico ministero: se si scopre un precedente ostativo dopo la pronuncia di merito, occorre tempestivamente valutare la strada processuale corretta (impugnazione nei termini se il dato era già in atti; altrimenti agire in sede esecutiva per ottenere la revoca).
  • In presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti — come tra Sez. V 23133/2020 e altri indirizzi della Cassazione— va considerata la prevalente giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata in motivazione (qui: Sez. Unite Longo e successivi arresti di consolidamento) nel formulare la strategia processuale.

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