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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23118/2025 del 20/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Muré: contestava la contraddittorità e manifesta illogicità della motivazione in relazione all'utilizzo delle dichiarazioni predibattimentali della parte offesa Varriale, divenuta irreperibile, sostenendo che le ricerche svolte non fossero esaustive (assenza di ricerche all'estero, indagini sui prossimi congiunti, accertamenti informatici e GPS, verifiche su ricoveri ospedalieri, assenza di informazioni da ex dipendenti). Zanfardino: primo motivo deduceva violazione di legge e difetto di motivazione in ordine alla configurabilità del reato di estorsione e all'elemento soggettivo e alla sua appartenenza a contesti criminali; secondo motivo contestava la qualificazione della condotta come aggravata dall'art. 416-bis.1 cod. pen. (metodo mafioso), sostenendo che non fosse provato un agire malavitoso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Per Muré ha ritenuto manifestamente infondato il motivo: la Corte territoriale aveva dettagliatamente documentato le ricerche per rintracciare la parte offesa e correttamente applicato l'art. 512 cod. proc. pen., non essendovi elementi che imponessero accertamenti oltre quelli eseguiti. Per Zanfardino ha ritenuto manifestamente infondati entrambi i motivi: il quadro probatorio e la motivazione della Corte d'appello erano congrui sulla sussistenza dell'elemento soggettivo e sul concorso nel reato di estorsione; l'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 cod. pen. è stata ritenuta correttamente riferibile per il metodo mafioso, anche in forma di intimidazione silente e per la richiesta tipica di versamenti a favore delle famiglie dei carcerati. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. e a versare, ciascuno, la somma di euro 3.000 alla cassa delle ammende in virtù della sentenza della Corte costituzionale n.186/2000.

Norme richiamate

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Le dichiarazioni predibattimentali della parte offesa possono essere lette se la sua irreperibilità è stata accertata con ricerche esaustive; la Corte ha ritenuto che le verifiche effettuate fossero congrue rispetto al vissuto e ai contatti territoriali del teste, escludendo la necessità di ricerche ulteriori in assenza di indizi concreti.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che punisce l'estorsione; la Corte ha ritenuto integrati gli elementi oggettivi e soggettivi del reato sulla base della ricostruzione dei fatti e delle dichiarazioni della parte offesa.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso di persone nel reato; la Corte ha ritenuto provato il concorso di Zanfardino nella condotta estorsiva.

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Norma collegata alle forme di proscioglimento; la doglianza difensiva basata su questa norma è stata respinta per carenza di fondamento nella motivazione di merito.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante per il metodo mafioso; la Corte ha confermato che il metodo mafioso può essere riconosciuto anche in presenza di intimidazione 'silente' o implicita e quando la richiesta rientra in pratiche tipiche delle consorterie (es. contributi per le famiglie dei carcerati).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le sanzioni per ricorsi inammissibili o manifestamente infondati; applicata per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese procedurali.

  • Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione all'obbligo di versamento alla cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto non sussistere motivo per escludere il versamento, non essendo i ricorsi imputabili a totale assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • Dichiarazioni rese prima del dibattimento da una parte offesa divenuta irreperibile possono essere utilizzate se il giudice dimostra di aver effettuato indagini adeguate e proporzionate al vissuto e ai contatti territoriali della persona irreperibile; non è sempre necessaria ogni possibile indagine (per es. ricerche all'estero o tramite recapiti telefonici) se non emergono indizi che le rendano pertinenti.
  • La previsione dell'art. 512 cod. proc. pen. richiede una verifica concreta della prevedibilità dell'irreperibilità e dell'assenza di una libera scelta del testimone di non comparire; la mancanza di verifiche specifiche è rilevante solo se sussistono elementi che ne giustifichino l'esecuzione.
  • La prova dell'elemento soggettivo nell'estorsione può fondarsi su dichiarazioni della vittima e su circostanze conclusive (invito a recarsi da un soggetto di fama criminale, richieste pregresse, ritorsioni come danni materiali), purché la motivazione del giudice sia congrua e logica.
  • L'aggravante del metodo mafioso può essere riconosciuta anche in assenza di minacce esplicite o di esplicita menzione dell'organizzazione: intimidazioni implicite, messaggi 'silenti' e pratiche tipiche delle consorterie (es. raccolta di somme per famiglie dei detenuti) possono sufficiente legittimare l'applicazione dell'art. 416-bis.1.
  • Le impugnazioni davanti alla Corte di Cassazione possono essere dichiarate inammissibili se manifestamente infondate; in tal caso il ricorrente è onerato delle spese e, salvo motivi di particolare gravame, anche del versamento alla cassa delle ammende in base alla giurisprudenza costituzionale.
  • In fase di valutazione delle ricerche per irreperibilità, il giudice deve motivare in modo specifico le attività svolte e perché esse risultino sufficienti rispetto al profilo personale e territoriale della persona ricercata.

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