Cassazione Penale, Sentenza n. 43262/2023 del 24/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza di condanna emessa in secondo grado per il reato continuato di minacce a pubblico ufficiale (sindaco Antonino Casimo), contestando: la legittimità della partecipazione e delle statuizioni in favore della parte civile (remissione di querela, mandato limitato al primo grado, avvicendamento del sindaco); l'inammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero per presunta alterazione dell'imputazione (art. 336 c.1 vs c.2 c.p.); la corretta ricostruzione/qualificazione del fatto (contestata derubricazione o riqualificazione rispetto all'art. 612 c.p.); la mancata indicazione specifica della fattispecie ai sensi dell'art. 336; il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'attenuante della provocazione (art. 62 n.2 c.p.); il diniego della sospensione condizionale della pena e della non menzione; e l'insussistenza del danno risarcibile in capo al nuovo sindaco/ente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la costituzione e la statuizione in favore del Comune di Basicò: la remissione di querela non equivale a rinuncia alla domanda risarcitoria e il mandato conferito comprendeva i gradi successivi; il mutamento del sindaco non incide sulla validità degli atti processuali già compiuti. Quanto alla qualificazione penale, la Cassazione ha confermato la ricostruzione della Corte d'appello: le minacce erano dirette a coartare il sindaco per impedirgli il recupero di somme dovute alla Agrisviluppo s.a.s. (società della moglie dell'imputato), pertanto sussiste il reato di cui all'art. 336 c.p. (comma secondo) e non la sola offesa ex art. 612 c.p. Le censure sulle modalità dell'atto di appello e sulla presenza di incertezza dell'imputazione sono infondate; la sentenza esplicita la fattispecie applicata. Le attenuanti e la sospensione condizionale sono state correttamente valutate o non possono essere impugnate in Cassazione laddove non richieste nel merito. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e delle spese sostenute dalla parte civile.
Norme richiamate
La norma è stata interpretata nel senso che il reato si realizza quando la condotta minacciosa è diretta a costringere il pubblico ufficiale a compiere od omettere un atto dell'ufficio; la Cassazione ha confermato l'applicabilità del comma secondo perché le minacce erano finalizzate ad ostacolare/indurre il sindaco rispetto al recupero dei crediti comunali
La prima qualificazione adottata in primo grado (minacce generiche) è stata ritenuta insufficiente rispetto agli elementi probatori che dimostravano il nesso finalizzante verso l'atto pubblico: quindi la riqualificazione in art. 336 è stata confermata
L'attenuante della provocazione (stato d'ira) richiede prova del presupposto; qui la Corte ha ritenuto assente tale prova e ha escluso l'attenuante
Richiamato come criterio per la determinazione della pena: la Corte d'appello ha motivato lo scostamento dalla pena minima richiamando la gravitaà complessiva del fatto
Massime di principio
- La remissione di querela non comporta automaticamente la rinuncia alla domanda risarcitoria: la parte offesa può comunque perseguire il risarcimento quando il reato è procedibile d'ufficio o quando la volontà risarcitoria è distinta dalla volontà punitiva.
- La costituzione di un ente pubblico rimane efficace nonostante il cambio dell'organo rappresentativo; il successore non è obbligato a rinnovare la costituzione se gli atti sono validamente compiuti e il mandato era idoneo.
- Una procura o mandato che esprime "anche per i successivi gradi di giudizio" autorizza la partecipazione alle impugnazioni: eventuali limitazioni formali nella delibera amministrativa possono avere rilievo contabile/disciplinare ma non invalidano l'atto processuale se la procura contiene i poteri necessari.
- La differenza tra minaccia generica (art. 612 c.p.) e minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.) si giudica sul nesso teleologico: se la minaccia è finalizzata a condizionare l'esercizio di una funzione pubblica, integra art. 336 anche se l'atto richiesto richiede l'intervento di organi collegiali o non rientra nella competenza esclusiva del singolo.
- Il pubblico ministero che impugna una sentenza può comportare la revisione della qualificazione del fatto in appello; la Cassazione valuta la corrispondenza tra contestazione originaria e decisione finale per escludere nullità o immutatio libelli dannosa per l'imputato.
- Le attenuanti e i benefici (sospensione condizionale, non menzione) devono essere richiesti/almeno discussi nel merito: l'omissione di tale richiesta in primo e secondo grado limita la possibilità di censura in Cassazione.
- La parte civile può ottenere statuizioni risarcitorie in appello anche se non ha impugnato la sentenza di primo grado, quando il giudice d'appello, su gravame del PM, modifica la decisione di merito.
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