Sentenza n. 11901/2026 - Roma, Sezione 4T
per l’accertamento della legittimità della concessione della licenza di somministrazione di alimenti e bevande in locale ubicato in zona Trastevere e dotato dei requisiti di legge e per la declaratoria degli effetti costitutivi sul trasferimento della medesima licenza a far data dalla domanda presentata oltre, nel caso di reiterato diniego di concessione per ragioni di carattere “ normativo” imposte arbitrariamente da Roma Capitale, per il risarcimento dei danni connessi alla perdita di “chances” commerciali.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Ha ritenuto che il secondo ricorso identico, recante un diverso importo della pretesa risarcitoria, superasse il primo e determinasse il venir meno dell'interesse alla decisione nel presente giudizio, conformemente all'eccezione sollevata da Roma Capitale. Le spese di lite sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie.
Atto impugnato: diniego o contestazione relativa alla concessione e al trasferimento di una licenza di somministrazione di alimenti e bevande, con domanda risarcitoria
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha proposto una domanda di accertamento della legittimità della concessione della licenza di somministrazione di alimenti e bevande per un locale sito nella zona di Trastevere, nonché degli effetti costitutivi sul trasferimento della licenza dalla data della domanda, contestando reiterati dinieghi fondati su ragioni normative che assumeva arbitrariamente imposte da Roma Capitale. Ha inoltre chiesto il risarcimento dei danni derivanti dalla perdita di chances commerciali, quantificati in 500.000 euro nel presente ricorso. Il giudizio è stato definito rilevando che la stessa ricorrente aveva proposto un secondo ricorso, identico quanto a contenuto e pretese, ma con una diversa quantificazione del danno, pari a 250.000 euro.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Richiamato quale fondamento processuale della definizione del giudizio per improcedibilità.
Richiamato nel provvedimento insieme alle disposizioni processuali applicate.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.
Massime di principio
- La proposizione da parte dello stesso ricorrente di un secondo ricorso identico al primo, avente le medesime pretese ma destinato a sostituire o superare il primo quanto alla quantificazione della domanda risarcitoria, può determinare la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del primo ricorso e la conseguente improcedibilità.
- La sopravvenuta carenza di interesse deve essere valutata con riferimento all'utilità concreta che il ricorrente può ancora conseguire dalla decisione sul ricorso pendente; tale utilità viene meno quando un successivo giudizio identico assorbe o supera le pretese azionate nel primo.
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