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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30905/2025 del 15/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato il diniego a permettergli di cucinare nella camera di pernottamento senza limiti orari, denunciando violazione di legge e apparente carenza di motivazione. Sosteneva che la limitazione oraria costituisse una discriminazione ingiustificata rispetto ai detenuti comuni e che contraddicesse i principi affermati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 186/2018, che aveva escluso il divieto assoluto di cottura per i detenuti sottoposti al regime 41-bis.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo l'ordinanza correttamente motivata e conforme al quadro normativo e giurisprudenziale vigente. Il Collegio ha richiamato l'indirizzo consolidato secondo cui il diritto a cuocere non può essere assoluto ma può essere regolato con fasce orarie purché la regolamentazione non abbia la finalità o l'effetto di aumentare l'afflittività del regime 41-bis. Nel caso concreto il Tribunale di sorveglianza ha fornito adeguate giustificazioni: misure di sicurezza e esigenze logistiche legate al regime speciale, nonché la diversa configurazione delle camere (individuali nei 41-bis vs camerate nei detenuti comuni) che rendeva ragionevole l'imposizione di fasce orarie per evitare concentrazione di fumi e odori e tutelare la salubrità degli ambienti. Pertanto la diversità di trattamento è stata ritenuta giustificata e non discriminatoria. Il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc.

Norme richiamate

  • art. 41-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    La disposizione originaria vietava forme di cottura per i detenuti 41-bis; la Corte costituzionale (sent. n.186/2018) ha dichiarato l'illegittimità della parte che imponeva l'impossibilità assoluta di cuocere, riconoscendo che il diritto alla cottura può sussistere ma può essere regolato per ragioni di sicurezza.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186/2018

    dichiarata nel testo come principio di illegittimità del divieto assoluto

    Ha affermato che il divieto assoluto di cottura per i detenuti sottoposti al 41-bis è costituzionalmente illegittimo; tuttavia lascia spazio a regolamentazioni compatibili con le esigenze di sicurezza, evitando misure che rendano il regime ulteriormente afflittivo.

  • d.P.R. n. 230 del 2000

    Richiamato come parametro organizzativo per consentire la preparazione di cibi di facile e rapido approntamento o il riscaldamento di cibi già cotti; serve a bilanciare il diritto alimentare del detenuto con esigenze di gestione dell'istituto.

  • art. 616 cod. proc.

    Norma processuale richiamata per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Il divieto assoluto di cottura per i detenuti sottoposti al regime 41-bis è incompatibile con la costituzione; il diritto a cucinare esiste ma può essere regolato dall'Amministrazione penitenziaria
  • Le fasce orarie per la cottura sono ammissibili se motivate da ragioni concrete di sicurezza, logistica o tutela della salubrità degli ambienti; devono essere giustificate in modo specifico e non perseguire l'aumento dell'afflittività del regime
  • Il confronto con il trattamento riservato ai detenuti comuni nell'istituo è il parametro di riferimento: una regolamentazione diversa diventa illegittima quando non trova plausibile giustificazione nelle esigenze connotanti il regime speciale
  • La magistratura di sorveglianza e la Corte possono sindacare le scelte organizzative dell'Amministrazione quando queste manchino di adeguata motivazione o appaiano discriminatorie e irragionevoli
  • In situazioni simili, le amministrazioni devono documentare specificamente le ragioni di sicurezza e di gestione che giustificano la differenziazione, mentre il detenuto deve dimostrare che la regolamentazione produce una maggiore afflittività o una discriminazione ingiustificata

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