Cassazione Penale, Sentenza n. 03269/2026 del 27/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato il reclamo contro il decreto di sequestro probatorio di una siringa "Hyaluronic filler" per presunto esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.). Unico motivo: vizio di motivazione, per non aver chiarito se il bene fosse qualificabile come "corpo del reato" o cosa pertinente, e violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza perché, a detta del ricorrente, sarebbe bastato prelevare un campione anziché sequestrare l'intera siringa; la ricorrente ha inoltre sottolineato che la siringa era integra, in confezione plastica e scaduta, e ha contestato la mancata indicazione del nesso di pertinenzialità nel decreto.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato il sequestro, indicando la finalità probatoria (accertamenti tecnici per identificare la composizione della sostanza) e avendo adempiuto all'onere motivazionale richiesto dalla giurisprudenza anche quando si sequestra il corpo del reato. È stato inoltre affermato che la mancata espressa qualificazione formale della cosa come "corpo del reato" o "cosa pertinente" non inficia la legittimità del provvedimento quando la finalizzazione probatoria è chiara; lo stato di integrità o di scadenza della confezione non invalida il nesso con l'indagine. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Norma penalmente rilevante indicata come titolo di reato contestato (esercizio abusivo di una professione) in relazione al quale è stato disposto il sequestro probatorio.
Norma invocata per la condanna della ricorrente al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende a seguito di dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
Sez. U. n. 36072 del 19/04/2018 (Botticelli, Rv. 273548)
Giurisprudenza di legittimità richiamata per affermare l'onere motivazionale specifico anche quando il sequestro riguarda il "corpo del reato": il decreto deve indicare, pur se sinteticamente, le ragioni della finalità probatoria.
Massime di principio
- Il sequestro probatorio è legittimo se il decreto indica chiaramente la finalità probatoria (es. accertamenti tecnici) anche quando riguarda il "corpo del reato"; la mancanza della dizione formale "corpo del reato" è irrilevante se la finalizzazione è esplicitata.
- La giurisprudenza richiede un onere motivazionale specifico per il sequestro di cose costitutive del reato: il provvedimento deve spiegare, anche sinteticamente, perché la cosa è necessaria per gli accertamenti.
- Il principio di proporzionalità impone di valutare misure meno intrusive (es. prelievo di campioni), ma il sequestro dell'intera cosa può essere proporzionato se occorrono accertamenti che giustifichino la necessità di acquisire il bene nella sua integrità.
- Lo stato di conservazione o l'imballaggio integro del bene (es. siringa incartata, scaduta) non esclude a priori la rilevanza probatoria né rende automaticamente illegittimo il sequestro, se il nesso con il reato è adeguatamente motivato.
- Le censure meramente reiterative di questioni già affrontate e motivate dal giudice del riesame sono spesso dichiarate inammissibili; è necessario sollevare questioni nuove o dimostrare carenze specifiche nella motivazione.
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