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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25798/2025 del 14/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare in relazione a: 1) contestazione di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) riconosciuta come un 'sistema mafioso lombardo' autonomo e unitario nonostante la diversa provenienza degli affiliati; 2) reato relativo alla detenzione e porto illegale di un fucile (capo 2) con contestuale discussione sull'eventuale aggravante mafiosa. Il ricorrente censurava: insufficienza e vizio di motivazione sui gravi indizi, impropria qualificazione del sodalizio come autonoma formazione mafiosa, mancanza di prova dell'esteriorizzazione della forza intimidatrice, uso di prove (intercettazioni) interpretate in modo circolare, mancata correlazione fra addebiti e motivazione, attenuazione della posizione dell'indagato in assenza di reati-fine significativi (es. esclusione del riciclaggio), carenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga e di inquinamento probatorio) e incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria milanese.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto congrua e sufficientemente motivata l'ordinanza del Tribunale del riesame, confermando che i gravi indizi a carico dell'indagato sono sussistenti in relazione sia al reato associativo di tipo mafioso sia al reato in materia di armi (con valutazione rafforzata circa l'inserimento della condotta nel contesto associativo). La Corte ha: respinto la contestazione sulla competenza territoriale (perché non dedotta nel riesame e non sindacabile d'ufficio in Cassazione), affermato che il Tribunale ha adeguatamente risposto alle criticità sollevate dal GIP e ha valorizzato le captazioni e le altre risultanze come elementi logici e unificanti; condiviso la ricostruzione della sussistenza di: continuità di rapporti (affectio societatis), cassa comune, summit e condivisione di risorse e ruoli, nonché la capacità intimidatrice autonoma, anche se derivata dalla fama delle mafie di provenienza. Ha inoltre confermato che, in caso di ribaltamento della decisione di rigetto del GIP, il Tribunale del riesame deve rendere una motivazione più persuasiva e così è avvenuto.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma centrale per la qualificazione del reato di associazione di tipo mafioso; la Corte ha interpretato i requisiti richiesti (fama e prestigio criminale autonomi, capacità di intimidazione ed effetto omertoso nel territorio) come soddisfatti in via indiziaria dal complesso delle risultanze (cassa comune, summit, condivisione di risorse, esternazione del metodo mafioso anche indiretta).

  • art. 274 lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alle esigenze cautelari valutate dal Tribunale (pericolo di reiterazione, inquinamento probatorio e fuga); la Corte ha ritenuto fondate le esigenze cautelari sulla base degli elementi indiziari e delle concrete condotte dell'indagato.

  • art. 192 comma 3 cod. proc. pen.

    Principio secondo cui le intercettazioni possono costituire fonte diretta di prova anche se fra terzi; la Corte conferma che l'interpretazione del linguaggio intercettato è questione di fatto rimessa al giudice di merito, e che le captazioni, se valutate logicamente, possono sostenere gravi indizi.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma sull'appello avverso le decisioni cautelari: la Corte richiama il principio che, in caso di riforma in sede di riesame di una decisione di rigetto del GIP, il Tribunale deve fornire una motivazione rafforzata, confrontandosi criticamente con le ragioni della decisione riformata.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata a proposito dei limiti di deduzione delle censure in Cassazione (forme e termini del ricorso), e della necessità di motivare le doglianze nei limiti previsti.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 15, art. 4 (richiamo all'art. 24-bis cod. proc. pen.)

    Segnalata la novità procedurale che consente il rinvio pregiudiziale sulla competenza territoriale (art.24-bis), e la conseguente limitazione del sindacato in Cassazione su questioni di competenza non dedotte nel giudizio di riesame.

Massime di principio

  • Nella valutazione cautelare di fenomeni associativi di tipo mafioso il giudice può fondare la decisione su un quadro indiziario unitario costituito da intercettazioni, summit, condivisione di risorse, esistenza di una cassa comune e rapporti continuativi: non è necessario che vi siano rituali d'iniziazione formali purché sia provata l'affectio societatis e la continuità degli incontri e delle condotte.
  • La capacità intimidatrice può essere riconosciuta anche in assenza di atti di violenza pubblici espliciti, quando emergano elementi di omertà, sfruttamento della fama criminale e modalità estorsive che producono assoggettamento nel territorio; non è indispensabile che la popolazione sappia identificare l'esatta matrice organizzativa.
  • Le intercettazioni e le conversazioni tra terzi, se logicamente interpretate dal giudice di merito, possono costituire fonte diretta di gravi indizi senza ulteriori riscontri; tuttavia la valutazione del loro significato è questione di fatto sottratta al sindacato di legittimità salvo manifesta illogicità.
  • Se il tribunale del riesame riforma in senso cautelare una decisione di rigetto del GIP, è richiesto un onere motivazionale rafforzato: il giudice dell'appello de libertate deve confrontarsi criticamente e superare le ragioni che avevano indotto il rigetto, mostrando una persuasività razionale maggiore.
  • Obiezioni in Cassazione su competenza territoriale sono precluse se non sollevate nel giudizio di riesame: la questione di competenza deve essere tempestivamente dedotta nei gradi in cui può essere decisa per poter essere sindacata in Cassazione.
  • La ponderazione tra gravità indiziaria (sufficiente per misure cautelari) e prova piena (richiesta in giudizio di merito) è fondamentale: per misure cautelari basta un quadro di 'ragionevole e alta probabilità' mentre non si chiede la certezza processuale della colpevolezza.

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