Cassazione Penale, Ordinanza n. 04748/2026 del 05/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e, per l'effetto, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Bari che lo aveva condannato per detenzione di sostanza stupefacente. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché articolato con censure apodittiche, formulate in termini generici e di stile, senza un confronto effettivo con la motivazione della decisione impugnata. La Corte ha rilevato che la sentenza di merito aveva invece dato conto degli elementi dell'arresto in flagranza, sicché le doglianze non erano idonee a scalfirne la tenuta logica e giuridica.
Norme richiamate
In caso di inammissibilità del ricorso conseguono la condanna al pagamento delle spese processuali e, ricorrendone i presupposti, alla sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità il ricorso deve confrontarsi in modo specifico e argomentato con la motivazione della sentenza impugnata; censure meramente apodittiche o di stile sono inammissibili.
- La denuncia di vizi in cassazione non può risolversi in affermazioni generiche, ma deve indicare puntualmente gli errori logici o giuridici della decisione di merito.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte applica le conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p., con condanna alle spese e alla somma in favore della Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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