Cassazione Penale, Sentenza n. 36027/2026 del 13/10/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)
La controversia
L’imputato era stato giudicato con rito abbreviato dal Tribunale di Ferrara, che il 4 aprile 2024 lo aveva condannato per detenzione illecita a fini di spaccio di 5,59 grammi di hashish, suddivisi in otto involucri, alla pena di un anno di reclusione e 800 euro di multa, con attenuanti generiche equivalenti alla recidiva reiterata e infraquinquennale e diminuzione per il rito. La Corte di appello di Bologna, il 27 ottobre 2025, aveva riformato la decisione dichiarando l’imputato non punibile ai sensi dell’art. 131-bis c.p., valorizzando la modesta entità del fatto e l’occasionalità della condotta, nonostante precedenti per reati contro il patrimonio. Il Procuratore generale ha proposto un unico motivo, deducendo violazione dell’art. 131-bis c.p. e manifesta illogicità della motivazione. Ha contestato sia la particolare tenuità dell’offesa, richiamando gli otto involucri pronti per la commercializzazione e la contestuale detenzione di un bilancino di precisione, sia la ritenuta non abitualità, sostenendo che i precedenti per delitti contro il patrimonio, commessi per lucro, potessero essere della stessa indole del reato di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Il testo riferisce che il ricorso è fondato sulla questione dell’abitualità e dell’identità d’indole; non dà conto di una distinta decisione della Corte sul profilo della particolare tenuità dell’offesa.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso e annullato la sentenza d’appello con rinvio a un’altra sezione della Corte di appello di Bologna per nuovo giudizio. Ha ribadito che reati previsti da norme diverse possono essere della stessa indole quando, in concreto, presentino caratteri fondamentali comuni, anche per l’omogeneità dei motivi a delinquere; furto o ricettazione e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio possono quindi risultare assimilabili in ragione dello scopo di lucro. Ai fini dell’art. 131-bis c.p., tuttavia, l’identità d’indole va verificata concretamente. La Corte d’appello aveva escluso l’abitualità sulla base della sola diversità formale dei precedenti, senza verificare se la condotta contestata fosse stata determinata da finalità di lucro e quindi assimilabile ai precedenti patrimoniali. Non era pertanto certo che la condotta fosse episodica e occasionale. La decisione non definisce in via definitiva la punibilità dell’imputato né l’ulteriore presupposto della particolare tenuità dell’offesa.
Norme richiamate
ai fini della configurabilità della abitualità del comportamento, ostativa all'applicazione della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis cod. pen., l'identità dell'indole dei reati eventualmente commessi deve essere valutata dal giudice in relazione al caso esaminato, verificando se in concreto i reati presentino caratteri fondamentali comuni
La non abitualità richiesta per la causa di non punibilità va valutata in concreto: il giudice deve verificare se i precedenti e il reato giudicato condividano caratteri fondamentali, compresi i motivi che hanno determinato le condotte.
Per “reati della stessa indole” ai sensi dell'art. 101 cod. pen. devono intendersi non soltanto quelli che violano una medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo previsti da testi normativi diversi, presentano nei casi concreti – per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li hanno determinati – caratteri fondamentali comuni
L’identità d’indole non dipende soltanto dalla violazione della stessa norma: può ricorrere tra fattispecie diverse se, nel caso concreto, sono accomunate dalla natura dei fatti o dai motivi determinanti, come può avvenire per reati patrimoniali e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio quando emerga un comune scopo di lucro.
Massime di principio
- Ai fini dell’abitualità ostativa alla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, la valutazione dell’identità d’indole tra il reato giudicato e i precedenti deve essere concreta e non può arrestarsi alla diversità delle disposizioni incriminatrici.
- Reati contro il patrimonio e detenzione illecita di stupefacenti a fini di spaccio possono essere della stessa indole quando risulti, nel caso concreto, l’omogeneità dello scopo di lucro; la mera presenza di precedenti patrimoniali, senza verifica dei caratteri concreti della condotta contestata, non basta però a risolvere la valutazione sull’abitualità.
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