Cassazione Penale, Sentenza n. 33584/2024 del 04/09/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo che aveva rigettato il reclamo avverso il decreto di sequestro preventivo dell'autovettura "Opel Mokka". Si contestava la qualificazione della cooperativa sociale "Piccole Donne" come soggetto che svolge attività di natura pubblicistica e, perciò, l'applicabilità del reato di peculato nella forma dell'incaricato di pubblico servizio: la difesa sosteneva che la cooperativa fosse un ente privato (Onlus) e che l'appropriazione dovesse essere inquadrata come appropriazione indebita, per la quale mancherebbe la condizione di procedibilità; inoltre evidenziava che i rapporti con il Comune erano regolati da convenzioni privatistiche e che i pagamenti erano documentati da fatture.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che, ai fini penali, la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio si giudica con criterio oggettivo‑funzionale rilevando la natura dell'attività effettivamente svolta e la disciplina pubblicistica a cui essa è soggetta, anziché la mera natura giuridica dell'ente. Nel caso concreto la Onlus/cooperativa svolgeva servizio pubblico di assistenza sociale sulla base di convenzioni e finanziamenti pubblici con vincolo di destinazione; dunque i fondi e la gestione dei mezzi mantenevano valenza pubblicistica e l'appropriazione contestata può integrare il delitto di peculato. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 357 cod. pen. (pubblico ufficiale)
La Corte ricorda che la nozione si applica secondo un criterio oggettivo‑funzionale: conta l'attività concretamente esercitata e la presenza di poteri tipici della pubblica funzione, non il mero rapporto di dipendenza.
art. 358 cod. pen. (incaricato di pubblico servizio)
La norma definisce l'incaricato di pubblico servizio come chi presta un servizio pubblico "a qualunque titolo"; la Corte sottolinea che il parametro esterno è la regolamentazione di natura pubblicistica dell'attività, anche in assenza di rapporto d'impiego pubblico.
Giurisprudenza di riferimento (es. Sez. 6, n. 51923/2016 Scarpa; Sez. 6, n. 14171/2020 Raviele; Sez. 6, n. 3932/2021 Signorile)
Precedenti richiamati dalla Corte che confermano la possibilità di qualificare come incaricati di pubblico servizio soggetti di associazioni o enti privati quando gestiscono risorse pubbliche vincolate o operano nell'ambito di servizi accreditati/convenzionati disciplinati da norme pubblicistiche.
Massime di principio
- La qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio si determina con criterio oggettivo‑funzionale: valutare l'attività concreta e la disciplina normativa che la regola, non la mera natura privata o pubblica dell'ente.
- Se un ente privato (cooperativa, Onlus, associazione) riceve finanziamenti pubblici o opera in forza di convenzioni/accreditamenti che impongono vincoli di destinazione o regole pubblicistiche, i fondi e la gestione possono conservare una natura pubblicistica; l'appropriazione può integrare peculato.
- La mera emissione di fattura o la qualificazione formale del rapporto come privato non escludono di per sé la natura pubblicistica dell'attività se esistono vincoli normativi, controllo pubblico o obblighi di destinazione delle risorse.
- Per distinguere tra peculato e appropriazione indebita verificare: a) esistenza di finanziamenti pubblici con vincolo di destinazione o di convenzioni che impongono disciplina pubblicistica; b) se l'agente esercita poteri o svolge funzioni tipiche dell'intervento pubblico; c) il regime di controllo e vigilanza sull'ente/attività.
- In caso di dubbio probatorio, la qualificazione incide anche sulla procedura (es. il peculato è perseguibile d'ufficio): è dunque fondamentale documentare la natura del finanziamento, la presenza di convenzioni/accreditamento e la disciplina applicabile.
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