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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24024/2023 del 05/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla privazione della libertà dal 1 settembre 2018 al 4 giugno 2019 per il reato di tentata estorsione aggravata; il procedimento penale si è concluso con sentenza di assoluzione irrevocabile del Tribunale di Torino in data 29 settembre 2019. Il ricorrente censura l'ordinanza della Corte d'appello di Torino che aveva rigettato l'istanza, deducendo violazione dell'art. 314, comma 1, c.p.p., manifesta illogicità della motivazione e travisamento degli elementi probatori, sostenendo che le dichiarazioni acquisite erano contraddittorie e che la sua posizione era stata valutata senza considerare la provenienza dell'esposto (presentato anche dallo stesso Mabchour) e la discrezionalità del giudice cautelare nell'adottare misure proporzionate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato la valutazione della Corte territoriale secondo cui, allo stato degli elementi disponibili al tempo dell'applicazione della misura cautelare, risultavano concreti indizi di un contesto di intimidazione e di ritorsione legato all'attività di montaggio/smontaggio dei banchi in cui il ricorrente era attivamente presente; tali elementi giustificavano il diniego della riparazione per ingiusta detenzione. La Corte ha inoltre respinto le censure come indebite richieste di rivalutazione del merito non consentite in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata disposta rifusione delle spese nei confronti del Ministero in ragione della genericità della memoria difensiva della parte resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma sulla riparazione per ingiusta detenzione è stata applicata nel senso che il diritto alla riparazione può essere escluso quando emerge una condotta gravemente colposa del richiedente o elementi che giustificano la custodia cautelare alla data della sua adozione; la Corte ha valutato gli elementi così come si presentavano all'autorità procedente al momento della misura.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamata per giustificare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso; quindi applicata nella funzione sanzionatoria delle spese a carico della parte soccombente.

  • Giurisprudenza (Sez. U.)

    Sez. U. n. 877 del 14/7/2022 e Sez. U. n. 34559 del 26/6/2002

    I precedenti richiamati sono stati utilizzati per argomentare il mancato addebito delle spese al Ministero resistente, osservando che una memoria generica e priva di riferimenti specifici non giustifica una condanna alla rifusione delle spese a favore della parte ministeriale; il principio è stato applicato, mutatis mutandis, anche nel caso di specie.

Massime di principio

  • In un giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice valuta gli elementi di fatto così come si presentavano al momento dell'applicazione della misura cautelare: l'assoluzione successiva non elimina automaticamente la fondatezza di elementi che allora giustificavano la misura.
  • La sussistenza di una "condotta gravemente colposa" del richiedente (es. partecipazione attiva a un contesto intimidatorio) può escludere il diritto alla riparazione anche se il procedimento penale si conclude con assoluzione.
  • In Cassazione non è ammessa una rivalutazione ampia del merito o delle prove: le doglianze che richiedono nuova valutazione dei fatti sono improcedibili e il giudice di legittimità verifica principalmente la logicità e congruità della motivazione sotto il profilo giuridico.
  • Dichiarazioni di terzi raccolte nelle indagini (testimonianze che descrivono clima di intimidazione, estorsione o monopolio di un'attività) possono costituire un valido supporto alla decisione cautelare e al rigetto della riparazione se risultano congruenti e coerenti con il contesto.
  • Per evitare la condanna alle spese, la parte resistente (es. Ministero) deve comunque svolgere una difesa specifica e non genericamente formulata; una memoria priva di riferimenti puntuali può portare a esiti diversi sulla rifusione delle spese, ma non incide sul giudizio di merito quando gli elementi a carico del ricorrente sono ritenuti congrui.
  • Chi impugna decisioni sui rimedi per ingiusta detenzione dovrebbe concentrarsi su vizi di diritto, contraddizioni manifeste o insufficienze motivazionali facilmente desumibili dal provvedimento impugnato, evitando lamentazioni che mirino soltanto a una diversa valutazione probatoria.

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