Ordinanza n. 626/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento di diniego del visto per la frequenza di un corso universitario
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il cittadino straniero ha appellato l'ordinanza cautelare del TAR Lazio - Roma, Sezione V quater, che aveva respinto la domanda cautelare proposta contro il diniego del visto per studio. L'appellante ha contestato che il provvedimento amministrativo non fosse fondato su presunti comportamenti fraudolenti e che, pertanto, il TAR non avrebbe potuto integrare autonomamente la motivazione dell'atto. Ha inoltre sostenuto che, ove il richiedente disponga di sufficienti mezzi economici per la propria sussistenza, non siano necessarie ulteriori garanzie familiari.
La decisione
Il Consiglio di Stato, nell'ambito della cognizione sommaria propria della fase cautelare, ha ritenuto sussistente il fumus boni iuris. In particolare, ha rilevato che il provvedimento impugnato non aveva fondato il diniego su presunti comportamenti fraudolenti dell'appellante, sicché il TAR non avrebbe dovuto integrare autonomamente la motivazione dell'atto. Ha inoltre considerato che la disponibilità di sufficienti mezzi economici per la sussistenza può rendere non necessarie ulteriori garanzie familiari. È stato ravvisato anche il periculum in mora, poiché, nelle more del giudizio, il diniego avrebbe potuto privare l'appellante della possibilità di frequentare il corso universitario per il quale aveva richiesto il visto. L'appello cautelare è stato quindi accolto, con riforma dell'ordinanza del TAR, accoglimento della domanda cautelare e sospensione del provvedimento impugnato in primo grado. È stata disposta la trasmissione dell'ordinanza al TAR per la sollecita fissazione dell'udienza di merito ai sensi dell'art. 55, comma 10, c.p.a. Le spese del doppio grado cautelare sono state compensate.
Norme richiamate
Disciplina l'appello cautelare avverso le ordinanze cautelari del TAR.
Consente, in presenza di accoglimento della domanda cautelare, di disporre la sollecita fissazione dell'udienza di merito.
Massime di principio
- Nella fase cautelare il giudice d'appello può sospendere il diniego di un visto per studio quando, a un sommario esame, emerga che l'amministrazione abbia fondato il provvedimento su una motivazione diversa da quella successivamente prospettata o che il giudice di primo grado abbia integrato autonomamente la motivazione dell'atto.
- Il giudice amministrativo non può sostituire la motivazione del provvedimento impugnato con una autonoma ricostruzione di presupposti non posti dall'amministrazione a fondamento della decisione.
- Ai fini della valutazione cautelare di una richiesta di visto per studio, la disponibilità di sufficienti mezzi economici per la sussistenza dell'istante può escludere la necessità di ulteriori garanzie familiari.
- Il periculum in mora può ravvisarsi nel rischio concreto che il diniego del visto impedisca, nelle more del giudizio, la frequenza del corso universitario per il quale il visto è stato richiesto.
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