Cassazione Penale, Sentenza n. 7910/2023 del 23/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente chiedeva l'applicazione della disciplina della continuazione tra tre sentenze di condanna emesse nei suoi confronti (sentenze del Tribunale di Messina nn. 2044/2014, 2437/2019 e 94/2015). Il giudice dell'esecuzione aveva accolto la continuazione tra le sentenze nn. 2437/2019 e 94/2015, ma aveva respinto la continuazione rispetto alla sentenza 2044/2014 motivando che la sentenza non era stata allegata e quindi non c'erano elementi per valutare la continuità del disegno criminoso. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza sostenendo che, ai sensi dell'art. 186 disp. att. cod. proc. pen., il giudice dell'esecuzione è tenuto ad acquisire d'ufficio le sentenze richieste.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: l'annullamento dell'ordinanza è stato disposto perché la motivazione del giudice dell'esecuzione si fondava esclusivamente sulla mancata allegazione della sentenza, mentre l'art. 186 disp. att. impone al giudice di acquisire d'ufficio le sentenze per le quali è richiesta la continuazione. Pur riconoscendo che l'istante deve comunque allegare gli elementi da cui dedurre il medesimo disegno criminoso, la Corte ha ritenuto priva di tenuta logica la motivazione del rigetto basata solo sulla mancata acquisizione della sentenza. Di conseguenza l'ordinanza è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di Messina per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 186 disp. att. cod. proc. pen.
Impone al giudice dell'esecuzione l'obbligo di acquisire d'ufficio le sentenze per le quali è richiesta l'applicazione della continuazione; l'assenza della sentenza non può da sola giustificare il rigetto quando la norma prevede l'acquisizione d'ufficio
Giurisprudenza: Sez. 1, Sentenza n. 35806 del 20/04/2016 (D'Amico)
Ricorda che l'art. 186 non esonera l'istante dall'onere di allegare gli elementi da cui dedurre l'esistenza del medesimo disegno criminoso; tuttavia la pronuncia impugnata ha contestato la mancata allegazione della sentenza in sé, non l'assenza degli elementi probatori del disegno criminoso
Massime di principio
- Il giudice dell'esecuzione è tenuto ad acquisire d'ufficio le sentenze per le quali è richiesta la continuazione (art. 186 disp. att. cod. proc. pen.); pertanto il mancato deposito formale della sentenza da parte dell'istante non può automaticamente giustificare il rigetto dell'istanza se la norma impone l'acquisizione d'ufficio
- L'istante mantiene l'onere di allegare gli elementi (fatti, modalità, somiglianze tra i reati) da cui risulti l'esistenza di un medesimo disegno criminoso: l'assenza di tali elementi può legittimare il rigetto
- Se il giudice motiva il rigetto soltanto sulla mancata allegazione della sentenza senza tener conto dell'obbligo di acquisizione d'ufficio, la motivazione è logicamente carente e può essere annullata in sede di legittimità
- In caso di dubbio procedurale il rimedio corretto è l'acquisizione d'ufficio del provvedimento mancante e la nuova valutazione sul piano della continuità, non il semplice rigetto per mancata allegazione
- Per l'istante consigliabile comunque indicare nella richiesta elementi concreti (date, modalità, imputazioni, comportamento criminoso) che consentano al giudice di valutare la sussistenza del medesimo disegno criminoso, riducendo il rischio di ulteriori contestazioni procedurali
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