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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24646/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza di appello che ha confermato la condanna per furto pluriaggravato in concorso: (1) mancato riconoscimento, in quanto autonoma e significativa, della circostanza di cui all'art. 62 n. 6 c.p. in ragione della restituzione della refurtiva e dell'offerta di risarcimento comunicata alla persona offesa; la Corte territoriale si è limitata a considerarne l'effetto nel bilanciamento delle attenuanti generiche senza rispondere alla specifica censura; (2) mancata revoca della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici prevista dal primo giudice, nonostante la rideterminazione della pena detentiva in anni due e l'obbligo di valutare la revoca ai sensi dell'art. 29 c.p.; (3) mancata motivazione sulla misura di sicurezza della libertà vigilata: la Corte d'appello non ha risposto alla doglianza specifica relativa alla mancata motivazione del primo grado sull'applicazione di tale misura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo fondati tutti i motivi; ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Caltanissetta, altra sezione, prescrivendo una nuova e completa valutazione delle circostanze (in particolare della restituzione e dell'offerta risarcitoria), la verifica dell'applicabilità e, se del caso, della revoca della pena accessoria ex art. 29 c.p., e una specifica motivazione in ordine alla misura di sicurezza della libertà vigilata.

Norme richiamate

  • art. 62, n. 6, cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che la restituzione della refurtiva e l'offerta reale di risarcimento (euro 4.000,00) debbano essere valutate in concreto quale circostanza attenuante prevista da tale disposizione e non solo sommariamente inglobate nel bilanciamento delle attenuanti generiche; è necessaria una valutazione più approfondita e specifica.

  • art. 29 cod. pen.

    Alla luce della rideterminazione della pena principale in anni due, la Corte di appello avrebbe dovuto valutare e revocare la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici come previsto dalla norma; la mancata revoca costituisce vizio suscettibile di annullamento.

  • misura di sicurezza: libertà vigilata

    La Corte ha censurato l'assenza di motivazione da parte della Corte territoriale sull'applicazione o sulla revoca della misura di sicurezza della libertà vigilata e ha disposto che la questione sia esaminata e motivata nel nuovo giudizio.

Massime di principio

  • La restituzione della refurtiva e l'offerta di risarcimento comunicate alla persona offesa possono costituire una circostanza attenuante significativa (art. 62 n. 6 c.p.) e devono essere valutate specificamente e motivatamente dal giudice, non solo richiamate genericamente.
  • Se la pena principale viene ridotta al di sotto di determinate soglie, il giudice deve valutare la revoca delle pene accessorie (es. interdizione dai pubblici uffici) conformemente all'art. 29 c.p.; la mancata valutazione o revoca può determinare l'annullamento della sentenza.
  • L'applicazione o la revoca di misure di sicurezza (es. libertà vigilata) richiede una motivazione specifica: l'omessa o insufficiente motivazione è causa di annullamento e rinvio.
  • La Corte d'appello deve rispondere puntualmente a ciascun motivo di appello; il mancato esame di doglianze specifiche integra un vizio di motivazione rilevante in Cassazione.
  • In casi di offerte risarcitorie è utile documentare la comunicazione alla persona offesa e l'effettiva restituzione della refurtiva, poiché la prova concreta aumenta le possibilità che tali fatti siano valutati come attenuanti rilevanti.

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