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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18521/2023 del 04/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in Cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'Appello di Bari che aveva rigettato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione (arresti domiciliari dal 07/05/2012 al 09/03/2013). Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla nozione di "colpa grave", sostenendo che le sue dichiarazioni (interrogatorio dell'11/05/2012) e la sentenza assolutoria dimostrassero l'assenza di responsabilità e che non potesse imputarsi allo Sfrecola la lettura colpevolistica di intercettazioni tra terzi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di Appello avesse svolto un'adeguata verifica dei fatti alla luce della sentenza rescindente e che emergessero elementi fattuali (contatti e presenze con Palumbo Severino e riferimenti a Laidò) idonei a far ritenere una frequentazione ambigua con possibile incidenza sulla decisione cautelare. La Corte ha confermato il principio secondo cui il giudice della riparazione può rivalutare i fatti con parametri autonomi rispetto al giudizio penale e che la frequentazione ambigua può integrare la colpa grave quando abbia concausalità con l'adozione della misura. Per questi motivi il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma esclude l'indennizzo se il richiedente, per dolo o colpa grave, ha dato o concorso a dare causa alla custodia cautelare. La Corte interpreta che la 'frequentazione ambigua' di soggetti coinvolti in attività illecite possa integrare la colpa grave se collegata, almeno in termini concausali, all'adozione della misura cautelare.

  • Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n.186

    Richiamata in relazione alla possibilità di condannare il ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende: la sanzione è applicabile tenuto conto dell'assenza di elementi che indichino mala fede o colpa grave nella proposizione del ricorso, con individuazione discrezionale dell'importo (qui fissato in euro 3.000,00).

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sez. 4) richiamata

    Precedenti costanti affermano che le frequentazioni ambigue possono costituire indizio di complicità e, se rilevanti rispetto al provvedimento cautelare, integrano la condotta ostativa al diritto all'indennizzo. Spetta al giudice della riparazione valutare tipo, qualità e incidenza di tali rapporti.

Massime di principio

  • L'assoluzione nel processo penale non garantisce automaticamente il riconoscimento dell'indennizzo per ingiusta detenzione: giudici della riparazione possono pervenire a esiti difformi usando parametri autonomi.
  • Per ottenere l'indennizzo è necessario dimostrare che l'interessato non abbia con dolo o colpa grave dato causa o contribuito a dare causa alla misura cautelare; l'onere probatorio grava sul richiedente.
  • Le "frequentazioni ambigue" con persone coinvolte in attività illecite possono configurare colpa grave quando risultino, anche in via concausale, rilevanti per la decisione di applicare la misura cautelare.
  • Le dichiarazioni rese dall'indagato dopo l'adozione della misura non sono decisive se contraddette da altri elementi documentali; il giudice valuta la verosimiglianza delle spiegazioni e la coerenza con il quadro probatorio preesistente.
  • Il giudice della riparazione deve specificamente esaminare tipo, qualità e incidenza delle relazioni personali e delle condotte extraprocessuali nell'ottica della loro rilevanza rispetto alla misura cautelare.
  • In situazioni simili è opportuno raccogliere e documentare elementi che giustifichino le frequentazioni (motivi professionali, contesti leciti, documenti, testimoni), fornire ricostruzioni coerenti anteriori alla misura e contrastare interpretazioni pregiudizievoli di intercettazioni.
  • Chi intende ricorrere in Cassazione dopo un rigetto della riparazione deve valutare il rischio di inammissibilità e delle relative condanne alle spese; ricorsi infondati o non specifici possono essere dichiarati inammissibili e comportare sanzioni economiche.

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