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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22265/2025 del 12/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma in appello della condanna per danneggiamento aggravato (art. 635, comma 2, c.p.), deducendo: 1) l'intervenuta e rituale remissione di querela (documentata con verbale del 4/02/2025 e accettazione) intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione; 2) il travisamento della prova e il difetto di prova circa l'identificazione dell'autore e sulla concreta azione di rigatura della vettura, stante l'incerta individuazione dalle persone offese e la insufficiente evidenza filmica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per remissione di querela intervenuta e ritualmente accettata in pendenza del ricorso. La Corte osserva che la remissione, se tempestiva e accettata, determina l'estinzione del reato procedibile a querela, impedisce l'accertamento della responsabilità e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice di legittimità. Le spese processuali sono poste a carico del querelato. La Corte ha inoltre richiamato limiti alla valutabilità del motivo di travisamento della prova in presenza di conformità verticale delle decisioni di merito, ma ha ritenuto prevalente la causa di estinzione per remissione di querela.

Norme richiamate

  • art. 635 cod. pen.

    art. 635, comma secondo, cod. pen.

    Norma che disciplina il reato contestato (danneggiamento aggravato per esposizione del bene alla pubblica fede); rappresenta l'oggetto dell'accusa nei gradi di merito.

  • d.lgs. n. 31 del 19/03/2024

    art. 1, lett. b, d.lgs. n. 31 del 19/03/2024 (in vigore dal 4/4/2024)

    Prevede che la remissione di querela, tempestiva e accettata, estingue il reato procedibile a querela della persona offesa; la disposizione prevale su eventuali altre cause di inammissibilità e impone al giudice (anche di legittimità) di rilevarla.

  • art. 340 cod. proc. pen.

    art. 340, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il regolamento delle spese processuali: in assenza di specifica pattuizione le spese seguono la disciplina prevista e possono essere poste a carico del condannato/querelato.

  • Giurisprudenza della Cassazione (richiamata)

    Sez. U, n. 24246 del 25/02/2004 (Chiasserini); Sez. 3, n. 9154 del 17/12/2020 (Durante); Sez. 6, n. 21015 del 17/05/2021 (Africano); Sez. 3, n. 45537 del 28/09/2022; Sez. 2, n. 10289 del 28/01/2025 (Facchinetti)

    La giurisprudenza afferma che la remissione di querela tempestiva e accettata deve essere rilevata dalla Corte di legittimità e determina l'estinzione del reato; inoltre sottolinea i limiti alla censura per travisamento della prova quando le pronunce di merito siano conformi verticalmente.

Massime di principio

  • Se la persona offesa rimuove la querela (remissione) e la remissione è rituale e accettata, il reato procedibile a querela si estingue anche se la remissione interviene durante il giudizio di cassazione; la Corte di Cassazione deve rilevarlo e può annullare la sentenza senza rinvio.
  • La remissione di querela prevale sull'accertamento di responsabilità: una volta estinto il reato per remissione, il giudice non procede a ulteriori verifiche sul merito dell'imputazione.
  • La tempestività e la regolarità formale (verbale, accettazione) della remissione sono elementi decisivi: la remissione deve emergere in modo documentato per produrre l'effetto estintivo in Cassazione.
  • Le censure di travisamento della prova sono più difficili da accogliere quando le decisioni di merito sono conformi (cosiddetta conformità verticale); in tali casi la Cassazione valuta con maggiore cautela la riqualificazione delle evidenze probatorie.
  • Quanto alle spese processuali, in mancanza di diversa pattuizione, la pronuncia di estinzione per remissione non esclude la condanna alle spese del querelato secondo le norme processuali richiamate.

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