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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20442/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale Militare ha impugnato la sentenza della Corte militare d'appello che aveva assolto l'appuntato scelto della Guardia di Finanza Pietro Cellitti dal reato di furto della propria tessera di riconoscimento. I fatti: la tessera, ritirata al militare per aspettativa per motivi di salute, era stata riposta in un plico sigillato custodito in un armadio negli uffici della Scuola nautica di Gaeta e risulta sottratta tra il 9/11/2018 e il 28/01/2019. La Corte d'appello aveva ritenuto non integrato il dolo di profitto perché la tessera non aveva valore economico e non era individuabile un vantaggio patrimoniale. Il Procuratore generale ha sostenuto che il dolo specifico del furto non richiede necessariamente un fine patrimoniale e ha chiesto l'annullamento con rinvio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che il fine di profitto, integrativo del dolo specifico del reato di furto, non ha necessariamente riferimento a un'utilità patrimoniale ma può consistere nel soddisfacimento di un bisogno psichico (es. dispetto, ritorsione, vendetta). Ha rilevato che la Corte militare d'appello non ha sufficientemente accertato il motivo che ha indotto Cellitti ad appropriarsi della tessera e che, prima di assolvere per carenza del dolo specifico, avrebbe dovuto individuare tale finalità. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata ad altra sezione della Corte militare d'appello ai sensi dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen., con il principio di diritto enunciato dalla Corte.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Disposto l'invio della causa ad altra sezione della Corte militare d'appello per il nuovo giudizio sulla base del principio di diritto affermato dalla Cassazione.

  • Giurisprudenza della Cassazione, Sez. 4, Sentenza n. 4144 del 06/10/2021 (Caltabiano)

    Precedente che conferma come il fine di profitto nel reato di furto possa consistere nel soddisfacimento di un bisogno psichico e non richieda necessariamente un'utilità economico/patrimoniale.

  • Giurisprudenza della Cassazione, Sez. 5, Sentenza n. 30073 del 23/01/2018 (Lettina)

    Precedente con diversa valutazione, più restrittiva, che limita l'interpretazione del fine di profitto a utilità economico/patrimoniale in una fattispecie ritenuta sensibilmente diversa; richiamato per distinzione.

Massime di principio

  • Il "fine di profitto" nel reato di furto non è sempre economico: può essere soddisfacimento di bisogni psichici (dispetto, vendetta, ritorsione, mantenimento di contatto ecc.).
  • L'assenza di valore economico dell'oggetto sottratto non esclude automaticamente la sussistenza del reato di furto.
  • Il giudice che ritiene mancante il dolo specifico per assolvere deve prima accertare e motivare adeguatamente le finalità pratiche e psicologiche dell'agente; la mera impossibilità di individuare un vantaggio patrimoniale non è sufficiente.
  • Se il motivo della sottrazione non è stato chiarito, la pronuncia deve essere rinviata o motivata in modo esaustivo: decisioni di assoluzione senza accertamento delle finalità possono essere annullate in Cassazione.
  • Per l'accusa è utile acquisire elementi probatori sulle motivazioni non patrimoniali (comportamenti, messaggi, rapporti interpersonali, precedenti) per dimostrare il dolo specifico anche quando l'oggetto non ha valore economico.

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