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Ordinanza

Ordinanza n. 981/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, A) del provvedimento n. D/5110/2025 dell’Ambasciata d’Italia a Nuova Delhi pronunziato in data 12/09/2025 e notificato al ricorrente in data 06/10/2025 con cui è stata rigettata la richiesta di visto per lavoro subordinato presentata in data 24/07/2025 dal Signor -OMISSIS- sulla base del nulla osta al lavoro subordinato n. P-MM/L/Q/2025/101028 rilasciato dalla Prefettura di Mantova in data 08/07/2025 su richiesta del Signor -OMISSIS-, titolare della ditta “Flights & Docs”, corrente in Suzzara (Mantova) nell’ambito del Decreto Flussi 2025 presentata in data 05/02/2025; B) di ogni altro provvedimento preordinato, connesso e consequenziale allo stesso.

Giustizia amministrativa202515012

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto per lavoro subordinato fondato su nulla osta al lavoro rilasciato dalla Prefettura

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto per lavoro subordinato adottato dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. Il visto era stato richiesto sulla base di un nulla osta al lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura di Mantova nell’ambito del Decreto Flussi 2025, per un impiego come cuoco presso una ditta operante anche nel settore della ristorazione. In sede cautelare, il ricorrente ha contestato la valutazione di inattendibilità posta a fondamento del diniego, evidenziando che il lavoro offerto era coerente con un’attività secondaria di ristorazione esercitata dalla ditta invitante. Ha inoltre dedotto che l’apparente anomalia derivava dai limiti informatici del sistema ALI, che aveva acquisito soltanto l’attività prevalente della sede legale, e che l’errata compilazione della richiesta di visto non poteva fondare da sola il diniego senza ulteriore istruttoria, contraddittorio e colloquio previsto dall’art. 4, comma 2, del d.m. 850/2011.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda cautelare, ritenendo sussistente il fumus boni iuris sulla base di una valutazione sommaria. Il Collegio ha rilevato che il lavoro offerto come cuoco appariva coerente con l’attività secondaria di ristorazione della ditta invitante, documentata in giudizio, e che l’anomalia contestata poteva dipendere esclusivamente dai limiti informatici del sistema ALI, il quale aveva acquisito soltanto l’attività prevalente della sede legale. Il giudice ha ritenuto che l’errata compilazione della richiesta di visto non potesse, da sola e in assenza di ulteriore istruttoria, fondare un giudizio di inattendibilità, soprattutto senza contraddittorio sul punto e senza il colloquio previsto dall’art. 4, comma 2, del d.m. 850/2011. È stato quindi sospeso il diniego di visto ed è stato ordinato all’Ambasciata di riesaminare l’istanza, valutando le deduzioni e la documentazione prodotte, entro quindici giorni dalla comunicazione dell’ordinanza. La verifica dell’esito del riesame è stata fissata alla camera di consiglio del 12 maggio 2026. Le spese della fase cautelare sono state rinviate al definitivo.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la tutela cautelare nel processo amministrativo; il TAR ha accolto l’istanza sospensiva disponendo il riesame dell’atto impugnato.

  • art. 4, comma 2, d.m. 850/2011

    Il giudice ha ritenuto rilevante il colloquio previsto dalla disposizione ai fini della valutazione dell’attendibilità della richiesta di visto; in sua assenza, l’errata compilazione non può fondare da sola il diniego senza ulteriore istruttoria e contraddittorio.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a sostegno dell’oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • In sede cautelare, il diniego di visto per lavoro subordinato non può fondarsi esclusivamente su un’errata compilazione della richiesta quando la documentazione disponibile renda plausibile la coerenza tra l’attività lavorativa offerta e un’attività effettivamente esercitata dal datore di lavoro, non risultante adeguatamente dai dati acquisiti dal sistema informatico.
  • Quando un’anomalia della richiesta di visto può derivare dai limiti del sistema informatico utilizzato dall’amministrazione, l’autorità diplomatica deve svolgere un’istruttoria effettiva sulla documentazione disponibile e non può desumere automaticamente l’inattendibilità della domanda dal solo dato informatico incompleto.
  • La valutazione di inattendibilità posta a fondamento del diniego di visto richiede, ove previsto, il contraddittorio e il colloquio dell’interessato; in mancanza, l’errore nella compilazione non è sufficiente, da solo, a giustificare il diniego.
  • L’accoglimento della tutela cautelare può comportare non soltanto la sospensione del diniego, ma anche l’ordine all’amministrazione di riesaminare l’istanza entro un termine fissato dal giudice, alla luce delle deduzioni e della documentazione prodotte nel processo.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDifetto di istruttoriaPartecipazione procedimentaleProporzionalità e ragionevolezza

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