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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25266/2022 del 01/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che lo ha condannato per furto in abitazione confermando la recidiva reiterata specifica. Espone due motivi: (1) violazione di legge: la corte d'appello avrebbe computato ai fini della recidiva precedenti condanne per le quali il ricorrente aveva ottenuto la riabilitazione, la quale, secondo il ricorrente, estingue ogni effetto penale e dunque impedisce l'utilizzo di quei precedenti per aggravare la pena; (2) vizio di motivazione: omissione nel riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nonostante sussistessero i presupposti normativi per il loro riconoscimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato: ha stabilito che le condanne per le quali è intervenuta la riabilitazione non possono rilevare ai fini della recidiva, salvo che la riabilitazione non sia stata revocata mediante apposito provvedimento che ne dichiari la revoca. Pertanto ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta applicazione della recidiva e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Cagliari per la determinazione della pena. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: la Corte territoriale, seppur con motivazione sintetica, ha adeguatamente motivato il diniego delle attenuanti generiche rilevando le modalità della condotta (commissione in concorso con altre due donne ignote) e l'intensità del dolo desunta dalla preparazione del furto in appartamento. Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 106 cod. pen.

    Usato per affermare che la riabilitazione determina l'estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna, impedendo che il precedente sia valutato ai fini della recidiva.

  • art. 178 cod. pen.

    Riferito insieme all'art. 106 per spiegare il regime della riabilitazione e la sua efficacia estintiva sugli effetti penali, salvo revoca che deve essere dichiarata con apposito provvedimento.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato in relazione alle circostanze attenuanti generiche: la Corte può valutare uno o più elementi indicati dall'art. 133 ai fini del riconoscimento o meno delle attenuanti e può basarsi anche su un solo elemento ritenuto prevalente.

Massime di principio

  • La riabilitazione estingue gli effetti penali della condanna e, fintanto che non sia revocata con provvedimento che dichiari espressamente la revoca, i precedenti riabilitati non possono essere computati ai fini della recidiva.
  • La revoca della riabilitazione, per produrre effetti, deve essere dichiarata: non è sufficiente invocare di fatto la revoca; essa produce effetti "ex tunc" solo mediante provvedimento che la accerti.
  • Nelle impugnazioni per recidiva il difensore deve verificare e documentare l'esistenza di provvedimenti di riabilitazione e l'eventuale revoca, mentre l'accusa deve dimostrare che i precedenti sono efficaci e non estinti.
  • Per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche il giudice può fare una valutazione selettiva degli elementi dell'art. 133 cod. pen. e anche un solo elemento rilevante (es. modalità della condotta, gravità del dolo, concorso con altri) può giustificare il diniego delle attenuanti se adeguatamente motivato.
  • In caso di applicazione illegittima della recidiva, la Cassazione tende ad annullare la parte relativa all'aggravante e a rinviare per il nuovo calcolo della pena, lasciando valide le altre statuizioni quando non viziabili.

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