Cassazione Penale, Sentenza n. 40118/2023 del 04/10/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'appello di Milano che: aveva confermato la responsabilità dell'imputato per il reato di illecita detenzione di cocaina e hashish (capo A) e aveva assolto l'imputato dal reato contestato al capo B) per insussistenza del fatto; il ricorrente deduceva: I) violazione di legge e vizio di motivazione nella determinazione della pena; II) violazione di legge in relazione alla confisca del denaro in sequestro, ritenuto profitto del reato di cui al capo B) (dal quale era stato assolto); III) vizio di motivazione sulla confisca, sostenendo che la somma derivava da attività lavorative lecite svolte però senza regolare contratto di lavoro.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo (determinazione della pena) ritenendo adeguata la motivazione richiamante gli elementi dell'art. 133 cod. pen. Ha invece ritenuto fondati i motivi relativi alla confisca: la motivazione sul sequestro di euro 4.835 è risultata carente e contraddittoria perché la Corte territoriale ammetteva l'origine da fonti lavorative lecite ma giustificava la confisca con affermazioni generiche su presunta evasione fiscale senza indicare elementi concreti né valutare la reale sproporzione tra redditi e disponibilità liquide ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen. Inoltre la somma era stata imputata come provento del reato (capo B) dal quale l'imputato era stato assolto. Perciò la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla statuizione di confisca e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio sul punto; ha rigettato il ricorso per il resto, confermando l'assoluzione per il capo B) e la condanna per il capo A) (con le altre statuizioni ferme salvo quanto annullato).
Norme richiamate
Usato dalla Corte territoriale per motivare la determinazione della pena, valorizzando gravità del fatto, modalità esecutive, quantitativi di stupefacente, il luogo (area residenziale) e l'intensità del dolo (dolo intenzionale)
Richiama l'onere del giudice che dispone la confisca 'allargata' di motivare la sproporzione tra la disponibilità liquida e i redditi leciti del soggetto; la mancata motivazione puntuale integra vizio che impone annullamento e rinvio
Massime di principio
- La confisca allargata di somme rinvenute richiede motivazione puntuale e non generica: il giudice deve indicare in modo specifico perché la disponibilità liquida risulta sproporzionata rispetto ai redditi leciti del soggetto (art. 240-bis cod. pen.)
- Non è ammissibile attribuire una somma a provento di un reato dal quale l'imputato è stato assolto per insussistenza del fatto senza elementi che colleghino la somma alla condotta criminosa; ciò richiede l'annullamento della misura se la motivazione manca
- Redditi derivanti da attività lecite, anche se non formalmente regolari dal punto di vista fiscale, non possono automaticamente giustificare la confisca: occorre una valutazione concreta e motivata dell'eventuale evasione e della sua entità rispetto alla disponibilità patrimoniale
- Nella determinazione della pena il richiamo agli elementi dell'art. 133 cod. pen. (gravità, modalità, quantità, luogo, dolo) è necessario e sufficiente se adeguatamente esplicitato; motivazioni generiche possono essere ritenute valide se spiegano il nesso tra fattispecie e valutazione aggravante
- In presenza di motivazione carente su profili patrimoniali la Cassazione annulla limitatamente a quella statuizione e rinvia per nuovo giudizio senza rimodulare le altre statuizioni non viziate
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