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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28634/2024 del 16/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali e ha invece concesso la semilibertà. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 47 Ord. pen. e vizio di motivazione, lamentando che la gravità del reato sia stata trattata come ostativo assoluto alla concessione dell'affidamento e che siano stati trascurati elementi favorevoli quali la distanza temporale dalla consumazione del tentato omicidio, l'applicazione precoce degli arresti domiciliari, e i riscontri positivi del Commissariato di PS e della relazione UEPE che esprimevano parere favorevole all'affidamento in prova.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Il Collegio ha ritenuto legittima e motivata l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza: pur riconoscendo elementi positivi nella condotta lavorativa e nell'impegno risarcitorio del condannato, ha ritenuto che la semilibertà fosse, allo stato, la misura alternativa più idonea per garantire un effettivo reinserimento e controlli più approfonditi. Ha motivato il rigetto dell'affidamento in prova con il pericolo di recidiva desumibile dalla particolare gravità del reato e dal movente banale, dalla recentità della violazione della legge penale e dalla necessità di un programma di trattamento più personalizzato e di un più lungo periodo di osservazione. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47 Ordinamento penitenziario

    La Corte richiama che la natura e la gravità del reato costituiscono un punto di partenza ma non possono da soli escludere la misura alternativa; è necessaria la valutazione della condotta successiva e la ricerca di elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole.

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata (Sez. 1, n. 31420/2015; Sez. 1, n. 773/2013; Sez. 1, n. 27264/2015; Sez. 1, n. 5689/1998)

    La giurisprudenza afferma che per la concessione dell'affidamento in prova è imprescindibile valutare la condotta successiva del condannato e gli elementi di reinserimento; la gravità del reato non è di per sé decisiva, ma può giustificare l'adozione di misure più graduali e ulteriore osservazione mediante esperimenti premiali o semilibertà.

Massime di principio

  • La gravità del reato rileva ma non è automaticamente motivo ostativo: va valutata insieme alla condotta successiva e agli elementi positivi per il giudizio prognostico.
  • Il Tribunale può preferire misure graduali (es. semilibertà) quando ritiene necessario un controllo più intenso e un periodo di osservazione maggiormente personalizzato prima di concedere l'affidamento in prova.
  • Documenti positivi (relazioni UEPE, segnalazioni delle forze di polizia, lavoro continuativo, rispetto delle misure cautelari) sono rilevanti ma non necessariamente determinanti se sussiste un concreto rischio di recidiva.
  • La presenza di un movente banale o di recenti violazioni della legge penale può rafforzare la valutazione del pericolo di recidiva e giustificare il rigetto dell'affidamento in prova.
  • È legittimo che il giudice richieda ulteriori esperimenti premiali o un periodo di osservazione più lungo prima di concedere misure alternative, specie in presenza di un vissuto criminale non irrilevante.

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