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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28473/2024 del 16/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tenzon è stato dichiarato responsabile della contravvenzione di cui all'art. 186, comma 7, cod. strada (rifiuto di sottoporsi all'accertamento del tasso alcolimetrico) per fatti commessi a Minerbe il 28/04/2018. Ha impugnato la sentenza denunciando: omissione di integrazione della motivazione e mancato confronto con specifici passaggi della sentenza di primo grado; omissione di valutazione delle dichiarazioni scritte della teste di difesa Mantovani acquisite con consenso delle parti (art.493, comma 3 c.p.p.); carenza motivazionale rispetto alla non punibilità ex art.131-bis c.p. e richiesta di applicazione di tale causa estintiva; mancato esame della richiesta di riduzione del periodo di sospensione della patente (sanzione accessoria); motivazione apparente e illogica nel diniego delle circostanze attenuanti generiche, con valorizzazione di una precedente condanna estinta per esito positivo del lavoro di pubblica utilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato come inammissibili i primi tre motivi (mancata valutazione della prova e carenza motivazionale collegata) perché il ricorrente non ha compiutamente rappresentato il contenuto della prova omessa e la sua capacità di disarticolare la decisione. Ha però accolto parzialmente i motivi relativi al trattamento sanzionatorio: ha rilevato l'omessa motivazione sulla applicabilità dell'art.131-bis c.p. e sulla riduzione della sanzione accessoria e ha annullato con rinvio la sentenza limitatamente a tali profili. Per il resto il ricorso è stato rigettato e l'affermazione di responsabilità è stata dichiarata irrevocabile.

Norme richiamate

  • art. 186, comma 7, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada)

    Norma che sanziona il rifiuto di sottoporsi all'accertamento del tasso alcolimetrico; la corte ha confermato la responsabilità dell'imputato ai sensi di questa disposizione.

  • art. 186, comma 9-bis, cod. strada

    « In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilita', il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato »

    Il lavoro di pubblica utilità può condurre all'estinzione del reato e ad effetti sulla sanzione accessoria; la Corte ha richiamato la disciplina per spiegare come una precedente estinzione per lavoro di pubblica utilità possa tuttavia essere considerata nel giudizio sulla personalità ai fini dell'art.133 c.p.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità (particolare tenuità del fatto). La Cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale non si sia pronunciata sulla istanza di applicazione e ha disposto l'annullamento con rinvio su questo punto.

  • art. 493, comma 3, cod. proc. pen.

    Consente l'acquisizione al fascicolo del dibattimento di dichiarazioni scritte con il consenso delle parti; la Corte ha ricordato la piena utilizzabilità di tali atti ma ha escluso l'ammissibilità del ricorso in cassazione quando il ricorrente non indica il contenuto della prova omessa e la sua capacità decisiva.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Disciplina le circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito possa negarle valorizzando elementi della personalità del reo, anche richiamando precedenti estinti, purché la motivazione sia coerente.

  • art. 106, comma 2, cod. pen.

    Stabilisce che l'estinzione degli effetti penali rileva ai fini della recidiva; la Corte ha richiamato questo principio per spiegare i limiti dell'effetto estintivo del lavoro di pubblica utilità.

  • art. 133 cod. pen.

    Detta i criteri per la scelta della pena e la valutazione della personalità; la Corte ha sottolineato che la discrezionalità del giudice nel quantificare la pena può giustificare l'uso di elementi relativi a precedenti estinti per valutare la capacità a delinquere.

Massime di principio

  • In cassazione per censurare la mancata valutazione di una prova è necessario indicare esplicitamente il contenuto della prova omessa e dimostrare come, oggettivamente e in modo univoco, essa avrebbe disarticolato la motivazione del giudice; altrimenti il motivo è inammissibile.
  • Le dichiarazioni scritte acquisite al fascicolo con il consenso delle parti (art.493(3) c.p.p.) sono utilizzabili come prova, ma la parte che lamenta la loro non valutazione deve riportarne il contenuto e la rilevanza concreta.
  • Se il giudice di merito omette di pronunciarsi su richieste rilevanti (es. applicabilità dell'art.131-bis c.p. o riduzione di sanzioni accessorie), la Cassazione può annullare la sentenza limitatamente a tali profili e rinviare per nuovo esame.
  • Il lavoro di pubblica utilità che ha comportato estinzione del reato produce effetti limitati (es. rilevanza per la recidiva) ma non impedisce che il giudice di merito consideri il fatto estinto ai fini della valutazione della personalità e della determinazione della pena ai sensi dell'art.133 c.p.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche deve essere motivato in modo non contraddittorio: la mera valorizzazione di precedenti, anche estinti, è ammissibile se adeguatamente spiegata.
  • In caso di condanna confermata su questioni di responsabilità ma carenze nella motivazione sulle misure sanzionatorie o sulle cause di non punibilità, è frequente la decisione di confermare la responsabilità e rinviare solo sulle questioni procedurali o di trattamento sanzionatorio.

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